MEGADETH, segue da MEGADETH PART I

Discografia commentata. 'Killing Is My Business And Business Is Good' [1985]: Il debutto dei Megadeth è thrash puro, scaturito da una costola dei Metallica, Dave Mustaine: inizia l'eterna sfida tra due super band. 'Peace Sells But Who's Buying' [1986]: Dave Mustaine si distacca dalle influenze dei Metallica definendo il thrash metal caratteristico dei Megadeth: produzione grezza, potenza, grandi assoli e formidabile tecnica. 'So far, So Good, So What' [1988]: Abbandonate le atmosfere spettrali di 'Peace Sells', i Megadeth tornano con maggiore melodia e miglior produzione, anche se è un thrash di transizione tra due album capolavoro. 'Rust In Peace' [1990]: Il technical thrash dei Megadeth tocca il suo apice con un album veloce e devastante suonato con grande perizia e in cui la melodia e la potenza si fondono sotto quintali di riff: Mustaine ha fatto centro. 'Countdown To Extinction' [1992]: La seconda parte di carriera dei Megadeth, quella del successo planetario, si apre con un album più leggero e privato dei magnifici tecnicismi di Rust In Peace. 'Youthanasia'[1994]: Megadeth ancora sul sentiero heavy metal tracciato con il precedente 'Countdown To Extinction': abbandonato completamente il thrash e i tecnicismi del passato. 'Cryptic Writings' [1997]: Qualcosa di buono, in Cryptic Writings c'è, ma sembra un album studiato a tavolino da Dave Mustaine per sfruttare i passaggi radiofonici senza tralasciare potenti rifacimenti al vecchio metal. 'Risk' [1999]: I Megadeth cadono in basso: dopo il passaggio dal thrash all'heavy di Countdown To Extinction e quello dall'heavy ad un metal più commerciale di Cryptic Writings, si arriva al poprock mieloso di Risk. 'The World Needs A Hero' [2001]: Mustaine sbandiera un ritorno a sonorità più dure, ma il risultato è un disco debole che ha pochi episodi interessanti: continua la crisi dei Megadeth. 'The System Has Failed' [2004]: Finalmente i Megadeth tornano a fare i Megadeth, anche se l'album, ottimo, a volte sa di ripetitivo: il suo meglio la band lo ha già espresso. 'United Abominations' [2007]: I tempi di 'Rust In Peace' sono ormai lontani, d’altronde l’attuale forma dei Megadeth è un chiaro monito, questo vecchio leone è ancora in grado di ruggire. 'Endgame' [2009]: è innegabile come il tipico riffing megadethiano sia riscontrabile in tutti i brani proposti; d'altro canto, sebbene l'alternanza tra brani più marcatamente thrash, heavy e mid-tempo dia una varietà forse esagerata al platter, il tutto è reso omogeneo da una produzione favolosa, potente, pulita. 'Th1rt3en' [2011]: recuperando un suono più direttamente heavy, privo di orpelli thrashy, i Megadeth scadono in un confuso copia-incolla di idee banali, stantìe e scialbe.


MEGADETH BIOGRAFIE

Approfondimenti. INTERVISTA A MEGADAVE. 'Barak Obama? Uno con quel nome non lo voterei mai! In Iraq stiamo facendo una guerra inutile, mentre è dall'Arabia che devono iniziare i bombardamenti. Il nuovo ordine mondiale è convincere la gente che certe cose sono inevitabili. Non mi interessa di essere frainteso sui testi delle mie canzoni, l'ho sempre messo in preventivo'. 2009, SARA' NUOVO ALBUM. Mustaine e il bassista Lomenzo parlano del disco che stanno preparando. LA PACE CON I METALLICA. Dave Mustaine, nemico giurato dei Metallica, spende parole dolci per la band che lo ha rinnegato e cacciato nel lontano 1983 (per i suoi problemi di tossicodipendenza), e con la quale ha sempre avuto un rapporto di invidia e rivalità senza fine. I MEGADETH AL PRIEST FEST 2009 (Milano). Mustaine dichiara subito il suo intento: tutti i minuti a disposizione verranno impiegati per suonare, senza proclami o discorsi evitabili. INTERVISTA A JAMES LOMENZO. 'Le composizioni del nuovo album sono molto più dirette rispetto a quelle dell’ultimo lavoro, vanno dritto al punto. E’ come un bel cazzotto quando hai voglia di essere colpito, mi ricorda la vecchia produzione dei Megadeth, quella che amo alla follia'. TERMINATO IL NUOVO ALBUM. Dave Mustaine ha rilasciato il seguente comunicato circa i lavori sul loro nuovo album che uscirà a settembre via Roadrunner Records: "Sono nei Vic's Garage studio in questo momento e siamo pronti! Abbiamo appena finito di registrare le ultime note del nostro nuovo album. MUSTAINE VEDE L'APOCALISSE: VICINI ALLA FINE! Intervista con l'eccentrico Dave Mustaine, che prevede tempi bui per la razza umana. BIG FOUR SARA' TOUR! Annunciato un tour che vedrà sullo stesso palco i giganti del thrash ottantiano: Metallica, Slayer, Megadeth e Anthrax! 10 PUNTI PER CAPIRE. 10 domande e un viaggio approfondito nell'universo dei Megadeth: i dischi simbolo, il caratteraccio di Mustaine, i cambi di line up e la rivalità con i Metallica. Tutto senza segreti, per conoscere una delle più grandi realtà della storia dell'heavy metal mondiale! BIG FOUR OF THRASH [16 giugno 2010]. Accolto come manna dal cielo da una miriade di metalhead nostrani l’edizione Svizzera del Sonisphere Festival, grazie ad una line up da urlo, è stata da subito incensata come uno dei più grandi ed imperdibili eventi dell’estate 2010. EUROPEAN CARNAGE TOUR. Report della calata italica di Megadeth e Slayer datata 2011: Roma e Padova messe a ferro e fuoco. LIVE REPORT: BIG FOUR OF THRASH [06 luglio 2011]. Finalmente in Italia il tour dei quattro pilastri del thrash: live report da quel di Milano. BIOGRAFIE. DAVE MUSTAINE. Antipatico, sbruffone, spericolato, peperino per antonomasia: Dave Mustaine non è certo un tipo facile, e nel mondo del metal ha saputo subito farsi conoscere per il suo caratterino alquanto bizzoso. MARTY FRIEDMAN. È un eclettico chitarrista ed uno dei più apprezzati nel rock e nell'heavy metal. È noto soprattutto per aver suonato nel gruppo thrash metal Megadeth dal 1990 al 1999. Inizia a suonare la chitarra da autodidatta in tenera età e cresce ascoltando hard rock, musica classica, blues e punk, emulando Ace Frehley dei KISS, la sua principale fonte di ispirazione. DAVID ELLEFSON. David Warren Ellefson (Jackson, 12 novembre 1964) è un bassista noto per la sua militanza nel gruppo thrash metal Megadeth. Dal carattere piuttosto mite, affonda le proprie radici musicali nel Punk e nell'Hard Rock.

FEEL THE FIRE

OVERKILL [1985], THRASH METAL
Gli Overkill nascono nel New Jersey nel 1980, ispirando il proprio moniker all'omonima canzone dei leggendari Motorhead e dedicandosi inizialmente alle cover. Ma il futuro che attende questo manipolo di ragazzini scapestrati è assolutamente stellare, perchè come tutti ben sappiamo li porterà ad innalzarsi sull'Olimpo delle leggende dell'heavy metal. Tutto accade in rapida successione: la line up si assesta, con il muscolosissimo Bobby Ellsworth al microfono, l'eclettico Bobby Gustafson alla chitarra, D.D. Verni al basso e Rat Skates alla batteria. La giovane band aumenta la violenza e la potenza dei suoi primi pezzi inediti, pubblicati in un paio di demos datati 1984 (Power in Black e l'omonimo Overkill), e nel 1985 è pronta per un debutto sontuoso, quel Feel The Fire che aprirà la strada a gemme del calibro di The Years Of Decay e Horrorscope, per una carriera ultratrentennale infarcita di sudore, adrenalina e corrosivo thrash metal a tinte power, merito di un songwriting ricco e ad un'enorme gusto per la melodia e l'evoluzione tecnica dei singoli musicisti. L'album si apre con l'heavy veloce di Raise the Dead, che nel folgorante solo di chitarra si fa ancora più rapido, conferendo un sunto valido di ciò che ci aspetta nel resto dell'opera, incluse le nervose vocals dell'adrenalinico Bobby Ellsworth; con lo scorrere delle tracce la ritmica accelera verso lidi sempre più marcatamente thrasy, incendiando l'istinto da moshpit tra rallentamenti, cambi di di tempo e improvvise ripartenze col piede decisamente schiacciato sul pedale dell'acceleratore. I riffs e la velocità si fanno sempre più serrati e canzoni come There's No Tomorrow vengono approfondite con toni cupi e sinistre parti lente e annichilenti, dalle quali la band riparte a briglie sciolte con fulminanti scatti d'ira e assoli orgasmici. La voce di Ellsworth la fa da autentica protagonista, contornata dai classicissimi riffs 'a rincorsa' partoriti dal thrash metal più isterico e masturbatorio che gli States ci hanno tramandato; tuttavia un ruolo di rilievo enorme è rivestito dalle ipnotiche parti soliste di Bobby Gustafson, a dir poco convulsive, spaziali, prolungate e da delirio immediato. Il groove della title track, con le diversificazioni atmosferiche e l'enfasi teatrale delle vocals, è a dir poco apocalittico: il pezzo è l'emblema della struttura intricata delle canzoni proposte dal four pieces a stelle e strisce, e proprio in Feel The Fire arriva l'ennesimo assolo frastornante, prolungato oltre il linite dell'umana soglia di resistenza, il migliore forse del platter assieme a quello di Second Son. La tendenza al funambolismo spaziale di Gustafson è evidente in tutte le dieci tracce che caratterizzano questo disco leggendario, infarcito di refrain assassini ed ultra esaltanti, progressioni devastanti a velocità incontrollabile, riff apocalittici (Overkill, un titolo a dir poco autocelebrativo!) oltre che di una cover dei Dead Boys, Sonic Reducer, naturalmente dotata di solo chitarristico pazzesco. Da notare il suono molto heavy-power della chitarra, un complemento roccioso all'essenza thrash del combo americano: Gustafson è assolutamente eccelso nel suo agile districarsi tra riffs abrasivi ed assoli fluidi, cristallini, iperveloci, dalla melodia incandescente: il gusto con il quale il fenomenale musicista riesce a impreziosire anche in più frangenti una stessa canzone è assolutamente spettacolare e genera un godimento naturale e continuo. Tuttavia il marchio che rende unici e inconfondibili gli Overkill è la voce nervosa di Ellsworth, a metà tra la teatralità del power metal e l'acidità del thrash più underground, ennesimo elemento che tende a stratificare la profondità e la polivalenza di questa leggenda hard'n'heavy verso una denominazione che non si può limitare all'etichetta riduttiva di banale 'thrash metal'. Il drum di Rat Skates è un potentissimo ed incessante martellamento, che al fianco del lavoro al basso di D.D. Verni va a comporre una sezione ritmica da paura per compattezza e precisione. Disco monumentale, da possedere a tutti i costi: per molti il migliore e il più genuino dell'intera saga targata Overkill. Anche se la varietà dei pezzi abbraccia una vasta gamma di dimensioni, si può ovviamente dire che a prevalere è la classica sfuriata speed/thrash, e difatti Feel The Fire è una mazzata folgorante che schizza via con distruttiva rapidità, un prodotto stellare che rasenta la perfezione nel suo connubio di melodia, cattiveria, potenza, velocità e poliedricità. Rino Gissi, Metallized.it