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Overkill. Dire Overkill non vuol dire accostarsi solamente al genere thrash metal, filone nel quale l'ensemble americano rientra a pieno titolo grazie ad una serie di album leggendari ipertveloci, furiosi e tecnici; dire Overkill equivale ad accostare il thrash stesso al power, grazie alla voce inconfondibile di Bobby 'Blitz' Ellsworth e alla capacità di mescolare la furia rapida ad un'atmosfera progressivamente più epica e decisamente 'personale': un sound col marchio di fabbrica ben impresso, nel classicissimo colore verde evidenziatore! Gli Overkill snascono nel 1980 nel New Jersey, -anche se spesso i membri della band dicono si siano formati a New York- dalle ceneri della punk rock band 'The Lubricunts'. Fondatori, D.D. Verni e Rat Skates (veri nomi Carlo Venni e Lee Kundrat). Dopo aver provato vari nomi, tra cui anche 'Virgin Killer', poi la band scelse il moniker Overkill, come tributo al leggendario e omonimo album dei Motörhead. All'inizio suonavano cover di Ramones, The Dead Boys, Judas Priest, Motörhead e Riot. Durante la nuova setlist, decisamente heavy metal, la band continuava ancora a suonare cover punk, ma con più velocità, distorsione e volume, marchiando gli Overkill come una delle prime thrash metal band. Nel 1981 la band decise di suonare pezzi propri, e fece gavetta a New York e in molti club del New Jersey. Durante questo periodo la band adotto il classico logo verde, disegnato appositamente per stare sui poster dove figuravano gli altri loghi rossi e neri delle altre band. Nel 1984, il gruppo, nella sua formazione classica con Bobby Ellsworth alla voce, affiancato da Verni, Gustafson e Skates, rilasciò la demo Power in Black, che ebbe lo stesso impatto di altre demo di gruppi nascenti dell'area thrash come Exodus e Testament. La Azara Metal Storm Recording pubblicò nel 1984 l'EP Overkill, che conteneva solo quattro tracce, lanciando la band sulla prima linea del giovane movimento thrash metal. 'Overkill' attirò l'attenzione di John Zazula, il possessore della Megaforce Records, una tra le più grandi e indipendenti case discografiche Heavy Metal del tempo. La Megaforce firmò con gli Overkill un nuovo contratto discografico e rilasciò nel 1985 il loro primo album Feel the Fire. Acclamato da molti critici e dai fans come un capolavoro del thrash metal, l'album cementò la posizione della band tra i leader del movimento thrash, grazie alla potenza compatta e alla folle velocità con la quale si susseguivano riffs esaltanti e interminabili assoli ipermelodici dall'impatto corrosivo e altamente orgasmico. Molti etichettano gli Overkill come band grezza e minimale, ma questo é un falso storico clamoroso: fin dal debut, infatti, i nostri hanno esibito un thrash tutt'altro che ignorante, prediligento arrangiamenti efficaci, assoli dalla melodia curata e non indifferente, stop'n'go azzeccati ed un riffering tagliente e sempre incisivo, affatto banale. Musicisti di primo livello, sicuramente non dei virtuosi ma nemmeno lontanamente accostabili alla caotica frangia estrema del thrash tedesco: tra i solchi dei dischi degli Overkill é rintracciabile parecchia musica di ottima qualità. La band dedicò la maggior parte del 1985 e del 1986 ai tour, cominciando a suonare come supporto ai Megadeth e agli Anthrax. Il 1987 segnò l'uscita dell'album Taking Over, caratterizzato da un miglioramento dei testi e della musica, oltre che da un rafforzamento del flavour epico, evidente in alcune canzoni come 'In Union We Stand'. Frustate devastanti come Wrecking Crew o Use Your Head confermavano l'irresistibile stato di grazia dei thrashers dal logo verde fluo, inconfondibile. Più tardi, sempre nel 1987, fu pubblicato l'ep Fuck You, contenente una registrazione in studio di 'Fuck You' [cover di una canzone dei Doa] più una manciata di brani dal vivo registrati precedentemente lo stesso anno a Cleveland. Il 1987 ha anche visto la dipartita del batterista Rat Skates, che ha lasciato il gruppo a causa dello stress da tour e dei viaggi frequenti. Fu rimpiazzato da Mark Archibole per qualche show, e poi permanentemente dal batterista Europeo Sid Falck. Gli Overkill rilasciarono il seguito di Taking Over, l'album Under the Influence, nel 1988. Esso era molto più crudo, e tralascia la maggior parte dell'atmosfera potente ed epica del suo predecessore, a vantaggio di risvolti più melodici e persino qualche passo atipico, come Hello from The Gutter, dal fatturato quasi hardrock; sofferente di una composizione e una produzione frettolose, Under The Influence è spesso considerato come un passo indietro per la band, ma rimane un disco di grande valore, non privo di dinamitarde scariche thrashy come Shred, rinvigorita da repentine e furibonde accelerazioni slayeriane, Mad Gone World o Brainfade. Gli Overkill hanno continuato costantemente a girare il mondo, enfatizzando la loro reputazione di uno dei gruppi metal più attivi dal vivo. L'album che li fece sfondare uscì nel 1989, The Years of Decay: esso è caratterizzato da strutture più complesse ed elementi epici, che contribuiscono a creare un'atmosfera più seriosa e brani particolarmente prolissi, come negli otto minuti della title track e nei dieci minuti di 'Playing With Spiders/Skullkrusher'.

Il suono del disco era perfetto, compatto, nitido, e poggiava su un'accresciuta caratura tecnica: un prodotto moderno ed impetuoso, ricchissimo di veementi bordate trascinanti. Un vero capolavoro del thrash, che poteva contare su brani irresistibili quali Time to Kill, l'irriverente Elimination, il devastante binomio I Hate-Nothing to Die For, l'adrenalinica Birth of Tension o l'altra mazzata Evil Never Dies, forti di trame complesse e continui incroci di riff frenetici, stoccati con poderosa esagitazione. Nel 1990 il chitarrista Bobby Gustafson lasciò la band per contrasti, rilevato da Rob Cannavino e Merritt Gant. I nuovi Overkill registrarono Horrorscope, il lavoro più pesante della band. L'album era un concentrato esplosivo di thrash aggressivo e velocissimo, arrangiato in strutture molto tecniche, molto più che in passato: per molti, il vertice massimo raggiunto dalla band sotto il punto di vista esecutivo. Tuttavia nel 1992 Sid Falck lasciò gli Overkill annunciando che non si ritrovava più negli stili della stessa. Sid fu rimpiazzato da Tim Mallare che nel 1993 pubblicò con la band l'album I Hear Black, caratterizzat da un suono leggermente più melodico. Il successivo Wfo ('Wide Fuckin' Open') fu la risposta alle critiche ricevute per I Hear Black: thrash metal vecchia scuola, veloce e senza elementi sperimentali. Nel tardo 1995 Cannavino e Gant lasciarono la band; Gli Overkill ingaggiarono allora Joe Comeau e Sebastian Marino con i quali registrarono The Killing Kind nel 1996, tornando a presentare elementi innovativi e sperimentali, come influenze hardcore punk. Molti fans ne rimasero delusi, non apprezzando le nuove scelte. Nell1997 la band pubblicò From the Underground and Below che aggiunse influenze industrial. Nel 1998 a Blitz fu diagnosticato un cancro al naso e fu ricoverato immediatamente. La band iniziò a produrre il decimo album che fu pubblicato con il nome Necroshine nel febbraio 1999. Gli Overkill divennero la prima band thrash metal a essere riuscita a pubblicare dieci album studio. L'album mantenne la vena innovativa e sperimentale e ottenne le stesse critiche del precedente lavoro. Sebastian Marino fu obbligato a lasciare la band a causa di seri problemi famigliari e fu rimpiazzato da Dave Linsk. Durante il 2000 però gli Annihilator licenziarono il loro cantante Randy Rampage e qualche mese dopo il chitarrista Joe Comeau firmò come cantante con questa band abbandonando definitivamente gli Overkill. La band pubblicò Bloodletting, un ritorno al trash metal vecchia scuola, pur mantenendo aspetti musicali moderni. Nel tardo 2002 gli Overkill ritornarono negli studio e produssero l'album Killbox 13, ben accolto: una sorta di mix tra il nuovo stile e quello vecchio. Il successivo ReliXIV fu pubblicato nel marzo 2005. Con uno stile simile a quello di Killbox 13, il cd combinava ulteriori elementi vecchia scuola. Le ultime news sugli Overkill parlano di Immortalitis, il nuovo album uscito nel 2007, e del suo potentissimo successore Ironbound per una band che non vuole smettere di suonare e comporre senza troppe soste!

DISCOGRAFIA: 1985 FEEL THE FIRE 1987 TAKING OVER 1988 UNDER THE INFLUENCE 1989 THE YEARS OF DECAY 1991 HORRORSCOPE 1993 I HEAR BLACK 1994 W.F.O. 1995 WRECKING YOUR NECK 1996 THE KILLING KIND 1997 FROM THE UNDERGROUND AND BELOW 1999 NECROSHINE 2000 BLOODLETTING 2003 KILLBOX 13 2005 RELI XIV 2007 IMMORTALIS 2010 IRONBOUND



Rhapsody of Fire. Sono il gruppo metal nostrano più famoso e amato in tutto il mondo, i Rhapsody Of Fire di Alex Staropoli e Luca Turilli. Portabandiera di un metal allegro e pomposo, un power pieno di atmosfere rinascimentali e infarcito di sonorità classicheggianti. Fortemente influenzato dalla musica classica barocca, dal power metal e dal metal neoclassico, ispirato dalle colonne sonore di film Hollywoodiani come Conan il barbaro e Il signore degli anelli, e dalle tematiche fantasy, il loro stile è stato da loro stessi battezzato "Hollywood metal" e successivamente "film score metal". La band viene fondata dai triestini Luca Turilli ed Alessandro Staropoli, rispettivamente chitarrista e tastierista, con il nome Thundercross. Staropoli, nato nel 1970, è un tastierista molto influenzato dalla musica classica i cui assoli sono spesso basati sulla velocità. Nel 1994 i Thundercross rilasciano il loro primo EP demo Land of Immortals, con il quale destano l'interesse dell'etichetta tedesca Limb Music Product & Publishing. Sotto l'egida della LMP il gruppo cambia nome in Rhapsody e l'anno seguente pubblica un nuovo EP demo Eternal Glory. Il gruppo riscuote gradimento e quindi, prima del debutto vero e proprio, rivede la formazione: il cambio più importante avviene dietro al microfono con il reclutamento di Fabio Lione, uno dei più talentuosi cantanti della scena italiana (già sentito all'opera nei Labyrinth con lo pseudonimo Joe Terry). I Thundercross vengono notati però in primis dalla Lucretia Records, un'etichetta italiana, che farà registrare alla band i primi due album.

Nel 1997 esordiscono dunque con Legendary Tales, un disco dove l'idea di neoclassic metal viene portato ad estreme conseguenze: ad un base di power metal vengono incorporate orchestrazioni di chiara ispirazione classica e barocca, creando un mix ai tempi unico nel suo genere. Data questa particolarità del sound ottenuto il gruppo crea una definizione, che rimane tuttavia arbitraria e fittizia, per descrivere la propria musica: 'Hollywood metal'. Se musicalmente le influenze arrivano dalla classica e in particolare da Vivaldi, Bach e Paganini, dal punto di vista dei testi l'ispirazione proviene dalla letteratura e dalla cinematografia fantasy e cavalleresca. Tutto però è reinterpretato dalla fervida immaginazione del chitarrista Luca Turilli che inventa una vera e propria saga, la Emerald Sword Saga, che farà da filo conduttore a tutti i dischi della band. Il tema portante della storia è, come già evidenziato, l'eterna lotta tra il bene e il male. 'Il male può essere trovato ovunque - dice Turilli - ma non vincerà mai finché ci saranno abbastanza valorosi che lo combatteranno'. Il successo è immediato e i Rhapsody diventano i paladini di centinaia di migliaia di fan in tutto il mondo. Il secondo disco, Symphony of Enchanted Lands, ottiene ancora più successo e brani come 'Emerald Sword', 'Wisdom of the Kings' ed 'Eternal Glory' diventano cavalli di battaglia da riproporre ad ogni esibizione live. Con il passare degli anni e dei dischi, il gruppo continua la sua ricerca formale volta ad ottenere la miglior fusione possibile tra musica metal e classica e a realizzare una sorta di colonna sonora per le gesta raccontate attraverso i testi. Nel frattempo fanno la comparsa alcuni incisi e alcuni brani cantati completamente in italiano. La band si mantiene a livelli eccellenti con il meraviglioso Dawn Of Victory (2000). Questo album, come i precedenti, è centrato sulla storia epica di Algalord e sulla Emerald Sword Saga. È stato prodotto da Sacha Paeth e Miro. Tutte le canzoni sono state composte da Turilli e Staropoli. Nel 2002 è la volta di Power Of Dragonflame, infarcito di altripezzi epici, leggendari, melodici e zeppi di atmosfere davvero travolgenti, come la bellissima knightrider of Doom: il disco più potente e aggressivo della band, dove riffing e velocità fanno propendere il sound ancora più marcatamente verso il power classico.
'Nel 2004 esce Symphony of Enchanted Lands II: The Dark Secret, il seguito di uno dei loro maggiori successi. Con il nuovo disco, viene iniziata una nuova saga: la Dark Secret Saga. La band cambia etichetta, passando sotto l'ala protettrice della Magic Circle Music (di proprietà di Joey DeMaio, leader dei Manowar) e riesce finalmente ad incidere un disco con l'ausilio di un'intera orchestra, la Bohuslav Martinu Philharmonic Orchestra e di un coro di oltre quaranta elementi, il Brno Academy Choir. Probabilmente per la mole di strumenti e musicisti impiegati i Rhapsody scelgono di specificare la loro proposta musicale come 'Film Score Metal' (un'altra definizione autoreferenziale che non costituisce un genere specifico). A gennaio 2006 esce il primo album live dei Rhapsody, Live in Canada 2005 - The Dark Secret. Il disco contiene l'intero show registrato il 13 giugno 2005 in Quebec (Canada), durante una delle date in cui la band ha suonato a supporto dei Manowar durante il 'Demons, Dragons and Warriors World Tour'. Nel Luglio del 2006 la band, per problemi di copyright con un gruppo rap statunitense è costretta a cambiare nome da Rhapsody a Rhapsody Of Fire; secondo Turilli e Staropoli il nuovo nome della band meglio esprime la nuova carica energetica della band. Sostengono inoltre che la parola Rhapsody, che dà un' idea di sinfonico, sia in contrasto con Fire, che è invece più potente ed energico. A settembre è uscito l' album Triumph or Agony, che consolida lo stile Film Score che ormai ci viene mostrato da anni. Nel 2007 il gruppo è stato occupato nella tournée Demons, Dragons And Warriors insieme alle band epic metal Manowar ed Holyhell. A causa di non ben specificati problemi col management, i Rhapsody of Fire hanno rescisso il loro contratto con la Magic Circle Music. Non sono ancora stati resi ufficiali i motivi di tale decisione, ma si parla di problemi di natura legale con la casa discografica guidata da Joey DeMaio. Dopo un periodo di forzata inattività, dunque, l'ensemble tricolore torna in studio e nel 2010 dà alla luce 'The Frozen Tears of Angel', un disco dal sound che si ricollega soprattutto alle prime uscite power speed della band che agli ultimi lavori, più sinfonici; un album in cui il guitar work di Luca Turilli è stato posto in primo piano e che riporta agli onori della cronaca i Rhapsody of fire. Sulle stesse linee, qualitative e stilistiche, arriva già nel 2011 il valido 'From Chaos To Eternity', che ribadisce l'ottimo stato della band nostrana. E' però il disco che pone fine ad una vera e propria era in casa Rhapsody, che infatti vedono la fuoriuscita del fondatore Luca Turilli, il quale dichiara di volersi dedicare ad un suo progetto personale, i Luca Turilli's Rhapsody.

UN GRAN MISCUGLIO DI GENERI
DAL BAROCCO AL POWER METAL
UNO STILE INNOVATIVO. I componenti del gruppo nel 1997 hanno definito la loro musica Hollywood metal, una definizione coniata ad hoc che fa riferimento alla pomposità delle composizioni del gruppo, che ricordano molto da vicino le epiche colonne sonore hollywoodiane. Negli ultimi tempi il termine 'Hollywood metal' è stato sostituito dagli stessi Rhapsody con Film score metal, con l'intento di specificare ulteriormente il legame della loro musica con le colonne sonore cinematografiche. Il genere musicale dei Rhapsody viene anche definito epic metal in quanto si basa su un vero e proprio filone storico inventato dai Rhapsody stessi, e narra delle gesta di coloro che lo compongono. Ovviamente tutto ciò si sposa con la dominante tematica fantasy. Riassumendo, la musica dei Rhapsody of Fire non si può etichettare in un unico genere ben delineato e preciso, in quanto trattasi di una miscela di symphonic metal, musica classica barocca, power metal, metal neoclassico.

DISCOGRAFIA
1997 LEGENDARY TALES 1998 SYMPHONY OF ENCHANTED LAND 2000 DAWN OF VICTORY 2002 POWER OF THE DRAGONFLAME 2004 SYMPHONY OF ENCHANTED LAND II-THE DARK SECRET 2006 TRIUMPH OR AGONY 2010 THE FROZEN TEARS OF ANGEL 2011 FROM CHAOS TO ETERNITY
AC/DC

AC/DC. Gli AC/DC sono un gruppo hard & heavy australiano, formatosi a Sydney nel 1973. Sebbene il gruppo sia considerato universalmente come australiano, quasi tutti i suoi membri sono nativi britannici, oltre ad essersi ricollocati in Gran Bretagna durante il periodo di successo. Gli AC/DC sono considerati fra gli artisti più importanti nella storia del rock. Il gruppo ha introdotto fin dai primi album uno stile musicale inconfondibile, un hard rock basato su riff semplici e incisivi di ispirazione blues, doppia chitarra distorta (ritmica e solista) in primo piano, cantato stridente ed aggressivo, versi e interpretazione scenica basati sullo stereotipo del "ragazzaccio" ma condito con ampie dosi di ironia (è celebre l'immagine del chitarrista, Angus Young, che si esibisce sul palco con una uniforme da scolaretto). Fra i brani più conosciuti della band si possono citare Highway to Hell, dall'omonimo album, ultimo della cosiddetta "Bon Scott Era" e Back in Black e Hells Bells, dall'album Back in Black, il primo registrato con Brian Johnson. Tutto nacque dai fratelli Angus e Malcom Young, di origine scozzese presto trasferiti in Australia, che decisero di suonare in un gruppo al termine degli odiatissimi anni scolastici: il nome del gruppo AC/DC (Alternating Current/Direct Current, corrente alternata/corrente continua) fu suggerito dalla sorella, Margaret, che l'aveva letta su un elettrodomestico. Della formazione facevano parte anche il cantante Dave Evans, il bassista Larry Van Kriedt e il batterista Colin John Burgess. I fratelli Young erano però poco convinti dal singer Evans, che aveva un'immagine troppo glam. Per caso si imbatterono in Bon Scott, altro scozzese, che dopo un incidente era stato costretto ad abbandonare la musica ed era diventato autista del bus della band; quando venne a sapere che i ragazzi cercavano un cantante, si propose. Divenne dunque il nuovo cantante degli AC/DC. con i suoi 28 anni d'età (era nato nel 1946) era il meno giovane del gruppo, ma la sua esperienza e il suo grande talento forniro linfa vitale, caricandola delle sue pericolose esperienze di vita: matrimoni falliti, liti furiose, risse, abuso di alcool, prigione. Per molti versi, fu grazie a Scott che gli AC/DC trovarono quello stile grezzo e "stradaiolo" che li caratterizzerà. Il primo album, High Voltage mostra un gruppo ancora acerbo ema contiene dei pezzi tuttora apprezzati dai fans come "Soul Stripper" e "She's Got Balls". Buona parte di High Voltage comunque risentì ancora delle influenze glam rock degli esordi.
BON SCOTT ERA. Fu con l'album successivo, T.N.T. che il suono degli AC/DC iniziò a venir fuori in modo prorompente. Alcuni pezzi, come "It's A Long Way To The Top (If You Wanna Rock'n Roll)" e "T.N.T.", "Live Wire", "The Jack" e "High Voltage" sono tuttora considerati fra i loro migliori classici. Il nuovo batterista, Phil Rudd, ed il nuovo bassista, Mark Evans, contribuirono a rafforzare la sezione ritmica. All'inizio del 1976, gli AC/DC avevano già raggiunto un notevole grado di popolarità in Australia. Il primo album distribuito su scala internazionale fu una collezione di brani che ottenne un discreto successo tra gli estimatori del crescente movimento punk, forse più per l'atteggiamento ribelle e irriverente del gruppo che non per particolari affinità musicali. La stampa musicale britannica comunque li accomunò genericamente all'ondata punk, classificazione che il gruppo rifiutò: intervistato sull'argomento, Angus rispose di non sentire alcuna affinità con i gruppi punk, mentre Bon Scott rispose di non sapere neanche cosa fosse un gruppo punk, chiedendo poi subito una birra. Il disco successivo, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, uscì nel settembre del 1976. Se con la title track aggiunsero un altro futuro classico al proprio repertorio, con lo storico Let There Be Rock (1977) gli AC/DC trovarono completamente la propria dimensione, liberandosi definitivamente delle sfumature pop. Let There Be Rock fu un album senza compromessi e straordinariamente grezzo, che rivaleggiava tranquillamente con la musica punk del periodo per impeto ed immediatezza pur non sacrificando le componenti rock'n'roll e blueseggianti caratteristiche del gruppo. "Bad Boy Boogie", "Hell Ain't A Bad Place To Be", "Dog Eat Dog", "Let There Be Rock" e "Whole Lotta Rosie" sono a tutt'oggi considerati tra i preferiti di gran parte dei fans di tutto il mondo. Con Powerage, del 1978, il bassista Mark Evans venne sostituito da Cliff Williams; l'album comunque non fece che confermare l'ottimo stato di forma del gruppo. Nel tour che ne seguì, gli AC/DC registrarono il loro primo album dal vivo, If You Want Blood You've Got It, considerato oggi uno dei migliori album dal vivo nella storia dell'hard rock. Alla fine del 1978 gli AC/DC erano ormai un gruppo di culto del panorama hard rock; il loro logo era diventato uno di quelli più utilizzati per adornare giubbotti e giacchette tra i fans della musica hard rock e heavy metal. Soltanto gli Stati Uniti sembravano non aver ancora notato appieno la loro presenza.

HIGWAY TO HELL. Tutto cambiò con Highway to Hell del 1979, senza dubbio uno dei grandi classici del rock, e l'album che li lanciò come stelle di prima grandezza del panorama musicale. Pur mantenendosi su livelli eccellenti per tutta la sua durata, Highway to Hell mostrò che gli AC/DC avevano aggiunto varietà e raffinatezza ai propri brani, senza comunque distaccarsi dalle proprie radici e dal proprio stile. Il brano che da il titolo all'album è considerato oggi tra i brani più importanti e rappresentativi dell'intera storia del rock, ma anche canzoni come "Shot Down in Flames", "If You Want Blood (You've Got It)", "Walk All Over You" e in generale tutto il disco rappresentano gli AC/DC in uno stato di grazia straordinario.

LA MORTE DI BON SCOTT. Il tour mondiale si era da poco concluso ed il gruppo stava raccogliendo idee e spunti per il nuovo album quando, il 19 febbraio del 1980, si consumò il giorno più tragico dell'intera storia del gruppo: Bon Scott fu trovato morto a Londra, all'interno di una Renault 5 di un amico. Anche se permangono alcuni punti oscuri sulla vicenda, la possibilità che Bon sia morto soffocato dal proprio vomito in uno stato di incoscienza causata dall'alcool, e la possibilità che la temperatura oltremodo rigida dell'inverno londinese gli abbiano causato una congestione sono state spesso citate come ipotesi sull'accaduto, ma non comparirono nel verdetto medico ufficiale. Proprio nel momento in cui gli AC/DC sembravano aver trovato il successo e la loro forma migliore, la morte di Bon Scott pareva aver concluso nel modo peggiore e più inaspettato la loro avventura e persino la loro carriera.
BRIAN JOHNSON ERA. La morte di Bon Scott fu accolta con shock e incredulità dal resto del gruppo: la musica fu una sorta di terapia al periodo di sconforto e di smarrimento che stavano vivendo. Le sessioni di prova diedero comunque coraggio e morale ai fratelli Young, che conclusero che il gruppo non poteva fermarsi, e che Bon stesso non avrebbe voluto lo scioglimento del gruppo al quale s'era tanto dedicato. Così iniziarono a cercare un nuovo cantante. La ricerca peraltro non si rivelò facile: molti dei possibili candidati si rivelarono subito deludenti e non all'altezza. Tuttavia, durante questo periodo un fan degli AC/DC mandò al management una cassetta con una registrazione del britannico Brian Johnson, che venne contattato e ingaggiato. Con Johnson, gli AC/DC si recarono alle Bahamas per incidere il nuovo album. Il gruppo utilizzò alcune linee musicali che erano state raccolte quando Bon Scott era ancora vivo, ma la maggioranza del materiale fu scritto da zero. L'album fu intitolato Back in Black ed uscì il 25 luglio 1980, con una copertina completamente nera che rendeva omaggio allo scomparso Bon Scott. Back in Black fu l'album che li consegnò alla storia. L'album si apre con il rintocco di una campana a lutto, che introduce Hells Bells, uno dei brani più famosi della storia del rock, e i 42 minuti seguenti contengono fra le migliori canzoni che gli AC/DC abbiano mai scritto. La morte di Bon Scott aveva chiaramente influenzato fortemente il gruppo: Back in Black ha quasi connotazioni da concept album, con tematiche quali la morte, l'edonismo e la voglia di ricominciare musicalmente in primo piano. Anche grazie allo straordinario lavoro su questo album, Brian Johnson fu accettato subito dai fan. La sua voce era più "gridata" ed acuta di quella di Bon Scott, ma aveva indubbiamente delle similitudini e parve subito adatta anche a molti brani scritti da quest'ultimo. Dopo una travagliata registrazione con uno studio mobile a Parigi, nel tardo autunno del 1981 uscì finalmente For Those About to Rock (We Salute You), quasi unanimemente considerato un album inferiore al precedente Back in Black; Tuttavia il numero di fan sembrava crescere in continuazione, gli AC/DC erano il gruppo rock di maggior successo nel mondo.

IL DECLINO E LA RISALITA. La loro fortuna commerciale però calò bruscamente con il successivo lavoro Flick of the Switch, del 1983. L'album non vide particolari cambiamenti di stile, ma nel complesso il gruppo risultò meno ispirato. La situazione era stata peraltro esacerbata da forti discordie che alcuni membri ebbero con il batterista Phil Rudd: Rudd abbandonò gli AC/DC , sostituito da Simon Wright. Fly on the Wall non sollevò comunque le loro sorti commerciali, e come il precedente album mostrò che il gruppo stava attraversando una fase di flessione creativa. Non mancarono nemmeno le solite accuse di istigazione alla violenza, tracciate dalla società e dai media in cerca di sensazionalismi per ingigantire casi di cronaca nera in cui i protagonisti erano fan della band, o simili. Le solite enormi cazzate insomma. Blow Up Your Video uscì nel 1988 e risollevò in parte le sorti del gruppo, ma non fu esente da critiche; Il tour fu segnato dall'abbandono momentaneo di Malcolm Young, che si ritirò spontaneamente in una clinica per curare una dipendenza dall'alcol che aveva assunto aspetti pericolosi. Gli AC/DC comunque continuarono il tour: per le date in Nord America le parti di chitarra ritmica furono assegnate al nipote di Malcolm, Steve Young.Oltre al rientro di Malcolm Young, il 1989 segnò l'avvicendamento tra Simon Wright e Chris Slade alla batteria. Con il nuovo entrato Slade, gli AC/DC si misero a lavorare sul nuovo album, che uscì nel 1990 con il titolo The Razors Edge: fu il lavoro di maggior successo dai tempi di For Those About to Rock (We Salute You). Buona parte del merito fu del singolo "Thunderstruck", destinato a divenire un nuovo classico, ma la rinnovata vena creativa del gruppo trasparve anche da altri brani, come "Are You Ready?", "Shot of Love" e "Fire Your Guns". Anche se non fu un ritorno allo stato di forma straordinario del periodo 1977-1981, l'album riportò gli AC/DC sotto i riflettori. Passeranno cinque anni alla pubblicazione del seguente album, Ballbreaker. L'album vide l'abbandono di un deluso Chris Slade in favore di Phil Rudd: le discordie di inizio anni ottanta erano da tempo state messe da parte e, secondo il gruppo e la maggior parte dei fan, Rudd era sempre stato il batterista più adatto al suono degli AC/DC. Ballbreaker fu ben accolto da pubblico e critica, malgrado alcune obiezioni sulla performance canora di Brian Johnson (la cui voce apparve ormai piuttosto logorata da anni di tour ed incisioni in studio) e sulla prevalenza di brani mid-tempo.

ANNI RECENTI. Nel 2000 venne pubblicato Stiff Upper Lip, che non si discostò molto da Ballbreaker ma risultò più vicino al blues, evidenziando che il gruppo, pur non avendo rivoluzionato il proprio stile, aveva negli ultimi anni moderato parzialmente i ritmi e le sonorità. L'album rappresentò il ritorno del gruppo alle apparizioni dal vivo: nel 2000-2001 dimostrò che pur avendo ampiamente passato i 25 anni di carriera, i vecchi rocker erano ancora in grado di smuovere grandi folle ed entusiasmare più di una generazione di appassionati. Nel 2003, dopo il gigantesco tour di Stiff Upper Lip (2000-2001), gli AC/DC decisero di tornare nuovamente live e di partecipare ad alcuni eventi. Il freschissimo Black Ice, attesissimo album hard rock del 2008, ci ripresenta i terribili nonnetti in forma ancora smagliante!



Dream Theater. Quando l'heavy metal non è solo potenza e aggressività, ma anche tecnica stratosferica e qualità imbarazzante per chi, belluinamente, bolla il genere musicale in questione come pura confusione. Per carità, ci sono dei Signori Musicisti che potrebbero storcere il naso dinnanzi a tale becerità. Naturalmente i primi autorizzati a farlo sarebbero i Dream Theater, gruppo progressive metal statunitense, fondato nel 1985 a Boston da John Petrucci, Mike Portnoy e John Myung. Nati inizialmente con il moniker Majesty, i Dream Theater divennero una delle band progressive di maggior successo commerciale degli anni novanta, ampliando e sviluppando i concetti di gruppi antesignani del genere quali Fates Warning e Queensrÿche e rendendo il prog metal molto più tecnico e complesso. La band rimase celebre negli anni grazie anche alla qualità dei suoi componenti, molto apprezzata, e ai progetti esterni a cui presero parte. Un esempio di ciò è il chitarrista John Petrucci. Il primo nucleo storico sorge dall'incontro del chitarrista John Peter Petrucci e dell'amico bassista John Ro Myung con il batterista Mike Portnoy avvenuto nel Berklee College of Music di Boston, scuola musicale che i tre frequentavano. Vennero invitati a far parte della formazione anche Kevin Moore alle tastiere e Chris Collins,alla voce: nacquero così, nel 1985, gli allora Majesty. Successivamente il gruppo dovette cambiare nome per motivi di copyright -esisteva già un gruppo jazz in California di nome 'Majesty'- e sostituì anche il cantante, a causa di ricorrenti dissapori fra lo stesso Collins e gli altri membri del gruppo. Il nuovo nome, Dream Theater, fu tratto da quello di un cinema di Monterrey in California, e l'idea di dare questa denominazione alla band venne al padre di Portnoy. Charlie Dominici entrò a far parte del gruppo come cantante nel 1988. Con lui la band registrò, l'anno successivo, When Dream and Day Unite, per l'etichetta Mechanic Records, con cui la band aveva firmato un sostanzioso contratto il 23 giugno 1988. Si tratta di un album chiaramente ispirato all'opera di gruppi come Rush e Queensrÿche, entrambi noti per aver tentato di unire in una soluzione originale e coerente elementi hard rock, heavy metal e progressive; rispetto a questi esempi, tuttavia, il sound dei Dream Theater appare più estremo ed intriso di arrangiamenti sinfonici e di melodie dai richiami classicheggianti. Tra i brani dell'album d'esordio del gruppo sono in particolare da ricordare il brano d'apertura A Fortune in Lies, poi divenuta un cavallo di battaglia delle esibizioni live del gruppo; The Ytse Jam [Majesty letto al contrario], altro brano-simbolo del gruppo, che richiama YYZ dall'album Moving Pictures dei Rush, dal punto di vista musicale; Only a matter of time [con il suo intermezzo neo-classicheggiante]. BIO: JOHN PETRUCCI, MIKE PORTNOY.

Dopo alcuni concerti a sostegno di When Dream and Day Unite, la band si rese conto che neanche Charlie Dominici era adatto a ricoprire il ruolo di cantante e frontman. Dopo quasi due anni di estenuanti ricerche, nel 1990 vengono contattati dal canadese Kevin James LaBrie, in seguito chiamato James per non confonderlo con il tastierista Kevin Moore, che dopo un'audizione sostituì Dominici. Prima di pubblicare l'album successivo, la band cambiò etichetta abbandonando la Mechanic Records che era fallita in favore dell'Atlantic Records. Nel 1992 i Dream Theater incisero un album fondamentale per la loro storia e per la storia della musica in generale: Images and Words. Questo album viene considerato il primo esempio di progressive metal in senso compiuto, nonché uno dei dischi heavy metal più rappresentativi degli anni novanta. La band dimostra come sia possibile fondere in modo perfetto tecnica, songwriting, atmosfera ed immagini che parlano attraverso le note, senza perdere di vista con eccessivi virtuosismi lo scopo stesso della canzone. La grande sfida dei Dream Theater è stata quella di unire le caratteristiche della musica progressive creando nello stesso tempo brani orecchiabili e diretti. Lo stile di Images and Words, in seguito elaborato dal gruppo in tutti i lavori successivi, è una rilettura in chiave metal moderno del rock progressivo; il riferimento è soprattutto al progressive classico degli anni '70 [Yes, King Crimson, Pink Floyd] ma ci sono punti di contatto evidenti anche con esperienze successive [dai Rush al neoprogressive di gruppi come Marillion o IQ]. La stessa struttura dei brani rivela l'intento abbastanza evidente del gruppo di riferirsi al progressive: già in Images and Words quasi tutti i pezzi sono suite articolate, con temi ricorrenti e divagazioni strumentali. Nel 1993 fu pubblicato il primo album live del gruppo, Live at the Marquee, registrato nel famoso locale di Londra. L'anno successivo fu pubblicato Awake; rispetto al precedente, l'album ha tinte più forti, dure, oscure, sempre in chiave evidentemente progressive. Forse ancora più che nei precedenti lavori, con Awake emerge il virtuosismo tecnico come uno dei tratti distintivi dello stile del gruppo. Awake fu inizialmente accolto in modo tiepido dal pubblico e dalla critica, che non vi ritrovò molti degli elementi che avevano decretato il successo di Images and Words; a posteriori, molti sostengono invece che si tratti di una pietra miliare nella carriera della band e una prova della loro capacità di innovazione. La pubblicazione di Awake coincise con l'uscita dalla band di Kevin Moore, tastierista del gruppo, a causa di incomprensioni musicali con gli altri membri della band. A sostituire Moore fu chiamato Derek Sherinian, col quale i Dream Theater incisero nel 1995 l'EP A Change of Seasons; le partiture di tastiera erano comunque state scritte da Moore, nonostante il nuovo tastierista abbia apportato qualche modifica. A Change of Seasons è anche il titolo del primo brano dell'album, una suite di 23 minuti a cui il gruppo aveva iniziato a lavorare nel 1989, rielaborandola attraverso gli anni. Oltre alla title track l'EP comprende alcune cover live di famosi gruppi hard rock [Deep Purple, Led Zeppelin], rock [Queen] e progressive [Pink Floyd, Genesis] registrate nel gennaio del 1995 al Ronnie Scott's Jazz Club. BIO: KEVIN JAMES LaBRIE

Nel 1997 è il momento di Falling Into Infinity, album secondo molti di stampo leggermente più commerciale rispetto ai precedenti: la casa produttrice impedì infatti la realizzazione di un doppio CD e molti dei pezzi scritti per l'album dovettero aspettare diversi anni per vedere la luce. Questo album non ha riscosso grandi responsi da parte dei fan più integralisti della band che vedono nel lavoro una sorta di tradimento della band verso le proprie attitudini musicali. Brani come 'You Not Me' e 'Burning My Soul' vengono registrati in versioni diverse da come erano stati concepiti originariamente, a causa delle pressioni ricevute dalla casa discografica. In particolare il secondo brano conteneva una sezione strumentale, che è poi diventata 'Hell's Kitchen'. Nel 1998 esce il doppio live Once In a Livetime. Parte della responsabilità per lo scarso successo del disco è forse da attribuirsi anche alla produzione portata avanti da Kevin Shirley. Dopo un anno dedicato ai numerosi progetti personali, i Dream Theater ritornano con un concept album, Scenes from a Memory, che vede alle tastiere il nuovo elemento Jordan Rudess, subentrato a Derek Sherinian subito dopo il tour del 1998. L'album si presenta come un concept e la storia narrata ha come filo conduttore una vicenda di amore finita in tragedia nella New York degli anni '20. La storia è presentata, come il titolo suggerisce, come proseguo della suite Metropolis, part I 'The Miracle And The Sleeper' contenuta in 'Images and Words'. Anche musicalmente parlando il gruppo attinge a piene mani dalle sonorità di quell'album, seppur con un approccio musicale maggiormente modernizzato e con un sound più attuale. Da segnalare 'Strange Déjà Vu', le strumentali 'Overture 1928' e 'The Dance of Eternity', la ballata 'One Last Time' e l'epica 'Home'; ma il brano che più ha colpito i fan è 'The Spirit Carries On', ballata di stampo Pinkfloydiano che, oltre ad un assolo considerato tra i più belli di Petrucci, vede addirittura la presenza di un coro gospel nel ritornello finale. Successivamente all'uscita dell'album il gruppo pubblica un triplo cd live, Live Scenes from New York. Dopo un'attesa di tre anni, nel 2002, viene pubblicato Six Degrees of Inner Turbulence, un doppio album contenente nel secondo disco il brano che da il titolo all'intero lavoro, una suite di quarantadue minuti dai notevoli colori che alterna parti più melodiche e leggere a telluriche accelerazioni thrash metal, intermezzi progressive rock di stampo settantiano ed ispirate aperture symphonic rock; nel primo disco, invece, sono presenti la thrash-oriented 'The Glass Prison', dedicata al fondatore degli Alcolisti Anonimi, e canzoni più progressive ma con uno stile atipico per il gruppo, sicuramente più duro.

Il successivo album del 2003, Train of Thought, sembra ribadire la loro svolta verso un metal molto più duro rispetto alle loro opere precedenti. Il risultato è un album dai toni molto oscuri e, a tratti, inquietanti che cerca quasi di ricalcare le orme di Awake. Tuttavia anche tra i fans più accaniti del gruppo, alcuni hanno lamentato il fatto che, in questo disco, non ci siano melodie di particolare rilievo, le tastiere siano soffocate dalla chitarra; mentre Petrucci sembra aver preferito un approccio più virtuosistico che melodico durante gli assoli. Inoltre le canzoni, in media molto lunghe, sembrano allungate in modo un po' artificioso, tramite sezioni strumentali che si rifanno anche in modo troppo esplicito a gruppi come Metallica o Megadeth. Il 28 aprile 2004, durante il tour mondiale di questo album, la band americana realizza uno dei suoi desideri più grandi: suonare al leggendario Budokan di Tokyo. Dal concerto, della durata di quasi tre ore nascerà l'ennesimo live della loro carriera, denominato Live at Budokan e commercializzato a fine 2004 sia sotto forma di triplo cd che sotto forma di doppio dvd. Nel 2005 è stato commercializzato Octavarium, realizzato dalla stessa formazione del precedente Train of Thought ma con un'impostazione musicale decisamente più melodica. L'album è composto da otto brani ed ha la caratteristica di essere un concept misterioso, basato sulla numerologia e sul rapporto tra il numero 5 ed il numero 8. La prima traccia continua la saga che questo gruppo, ed il batterista Mike Portnoy in particolare, hanno dedicato al fondatore degli Alcolisti Anonimi. Si possono sentire influenze di vari gruppi non metal, in particolare i Muse, gli U2 ei Coldplay. L'ultima traccia, un'imponente suite dal notevole impatto emotivo che dà il titolo all'intero disco richiama alla memoria i grandi gruppi degli anni '70 [di cui molti brani sono citati anche nel testo] come Pink Floyd, Genesis, Alan Parsons Project e ELP, riportando i Dream Theater a sonorità molto progressive e rinnovando l'interesse da parte dei fan. Il 1 aprile 2006 i Dream Theater concludono il tour a supporto di Octavarium con un concerto che verrà registrato e pubblicato poi a settembre sotto il nome di Score; Il 4 giugno 2007 è uscito il nono lavoro dei Dream Theater: Systematic Chaos. Esso si presenta come un album dal suono decisamente duro, soprattutto se confrontato con le melodie di Octavarium. In alcuni brani emerge infatti il lato più tecnico dei Dream Theater grazie a scale di chitarra e di tastiera di notevole complessità e a fulminanti cambi di velocità; tale sonorità sono evidenti ad esempio in brani come The Dark Eternal Night, Constant Motion, In The Presence of Enemies. Tuttavia l'album non risparmia il lato melodico grazie a brani come Repentance e The Ministry of Lost Souls. Inoltre è stato rilasciato un libro ufficiale del gruppo, dal titolo Lifting Shadows, che farà un riassunto dei primi 20 anni della band. Il 1 aprile 2008 è uscita la prima raccolta ufficiale dei Dream Theater, intitolata Dream Theater's Greatest Hit [& 21 other pretty cool songs]. Il 2009 è l'anno di 'Black Clouds & Silver Linings', altrettanto duro e complesso, fieramente metallico ed in piena tradizione Dream Theater, ma a 2010 inoltrato arriva una notizia clamorosa che lascia i fans della band sbalorditi: Mike Portnoy, il fenomanale drummer oltre che deus ex machina dei titani del progressive, lascia la band alla ricerca di un periodo di pausa che i suoi compagni non erano affatto intenzionati a concedere. Con il sostituto Mike mangini, ex degli Annihilator, viene rilasciato nel 2011 A Dramatic Turn of Events.

UN GRUPPO SPESSO SOTTOVALUTATO
I MAESTRI DEL PROG

NONOSTANTE il gruppo abbia numerosissimi fans, in costante crescita, esiste anche una nutrita schiera di detrattori. Ogni uscita discografica dei Dream Theater porta con sé moltissime discussioni prima ancora che il disco sia disponibile e il fenomeno è riscontrabile sia nei forum su internet che tra le riviste musicali. Questo perché le continue variazioni stilistiche del gruppo, uniti alla loro popolarità e importanza, fanno storcere il naso a molti puristi dell'heavy metal più tradizionale, i quali si scontrano con i fans del gruppo, più aperti alle innovazioni e alle sperimentazioni. La maggior parte delle critiche sono rivolte alla tecnica dei musicisti, considerate un'esibizione di virtuosismo fine a se stesso utilizzata per mascherare la carenza di idee; il resto delle critiche è in gran parte rivolto ad una presunta freddezza nelle esecuzioni live e alla voce di LaBrie, considerata poco espressiva o eccessivamente fluttuante su registri alti. Inoltre, il fatto di essere il nome più altisonante e di riferimento nel genere del progressive metal lo espone alla maggior parte delle critiche. Può capitare che il gruppo venga criticato ora per l'eccessiva tecnica e un ascolto non immediato, ma anche per arrangiamenti troppo semplici e un sound più easy [come successe all'uscita di Falling Into Infinity]. Un album considerato pietra miliare della discografia dei Dream Theater, Scenes From A Memory è stato accusato di mancanza di idee e ad una mancanza di innovazione; ma critiche sono piovute anche quando il gruppo ha tentato una svolta stilistica, come nel caso di Six Degrees Of Inner Turbulence. Certamente è facile trovare negli album della band riferimenti ad altri gruppi, e considerari come dei piccoli furti di idee se non addirittura dei plagi; ma è anche vero che i cinque musicisti hanno spesso fatto capire che le loro citazioni sono volute e quasi esplicite [come il riferimento a Solsbury Hill, di Peter Gabriel, in 'Solitary Shell' o come le numerose ispirazioni agli U2, evidenti in brani come 'Lifting Shadows Off A Dream' e 'I Walk Beside You'].



Sepultura. I Sepultura sono un gruppo thrash-death brasiliano, formatosi nel 1984 a Belo Horizonte per mano dei fratelli Max e Igor Cavalera, di origini italiane. Essi sono considerati una delle maggiori band esponenti del metal estremo, che, sapendo spaziare tra i diversi generi, partendo inizialmente da un death metal primitivo degli esordi che ha incorporato altre forme quali il thrash, il progressive, lo speed e, in tempi più successivi, il groove, hanno così creato uno stile sempre più variegato e creativo. Il loro nome vuol dire 'tomba' in portoghese, e fu scelto da Max Cavalera mentre traduceva la canzone dei Motörhead Dancing On Your Grave [Danzando sulla tua tomba]. L'allontanamento dalla band di Max Cavalera nel 1996, pr dissidi col fratello, ha portato di fatto la fine dei 'vecchi' Sepultura; nel 2008 i due fratelli si sono riappacificati e insieme hanno pubblicato un disco sotto il nome di Cavalera Cospiracy. Ma proprio mentre si parlava di un ritorno di Max nei Sep, anche Igor ha abbandonato la band, che così ora si trova snaturata e priva dei suoi fondatori. I Sepultura sono stati formati in origine da Jairo Guedz [chitarra], Max Cavalera [voce, chitarra], Paulo Jr. [basso], e Igor Cavalera [batteria]. Dopo pochi anni, i giovani sudamericani riuscirono ad ottenere un contratto con la Cogumelo Records. Il loro primo ep Bestial Devastation, rozzo e violento, preparò la strada al disco che li avviò al successo, Morbid Visions [1986], brutale e marcio come una sequenza di calci sui denti, contenente classici come Troops Of Doom, Show Me The Wrath e Mayhem, il disco fece subito notare le potenzialità di questa band emergente al grande pubblico. Dopo questo album Jairo Guedz lasciò la band e fu sostituito dal chitarrista Andreas Kisser. La band è orientata inizialmente su temi blasfemi e anticristiani, che successivamente tenterà di giustificare come errori della gioventù; il lavoro seguente, Schizophrenia, segnò un grandissimo passo in avanti nella tecnica di base, che ora produceva un thrash furibondo ma non più dozzinale come sul debut; un disco devastante e dirompente, che riscosse un grandissimo successo di critica e procurò al gruppo un contratto con la Roadrunner Records. Malgrado una non ottima qualità audio, il disco è una serie di killer track spaccaossa degne della migliore tradizione thrash. Bestiale: Schizophrenia fu distribuito in tutto il mondo e i Sepultura ottennero un numero sempre crescente di fan, consolidandoli con il loro terzo album. Beneath the Remains, ulteriore pass verso l'eccellenza, uscì nel 1989 e fu seguito da un lungo tour europeo. Con questo disco i fratelli Cavalera si consacrarono tra i grandi della musica metal estrema, Raddoppiando quell'alone di violenza musicale davvero massiccia che rendeva abrasivo e ridondante il loro sound. La produzione dell'album è ora elevata e proessionale, la potenza e la cattiveria sprigionata dalle chitarre taglienti e dall'infuocata sezione batteristica sono debordanti, e si coordinano in una nuova sequenza di mitragliate irresistibili e brutali, curate nella tecnica, nella pulizia del suono e scarnificanti nel loro rapidissimo incedere dal tir lancinante. Con la pubblicazione nel 1991 di un altro disco di gran livello, Arise, i Sepultura trascinarono il loro thrash estremo verso lidi ancora più spinti, accrescendo le sfumature death e rendendole parte centrale delle loro sfuriate a briglia sciolta: per molti, Arise rimane il capolavoro inimitabile dell'act brasiliano, che con questa bordata si piazzava tranquillamente al fianco dei giganti death metal del tempo. la velocità rimaneva centrale e letale, ammorbata da un riffing sempre più macabro, pesante, e da sfumature opprimenti e claustrofobiche più che in precedenza. Dopo questa releases, i Sepultura si trasferirono a Phoenix, Arizona, e diventarono una delle band metal più famose degli anni novanta: Chaos AD fu un altro grande disco, e fu senz'altro uno dei lavori thrash death con produzione migliore degli anni novanta, caratterizzato da una chitarra granitica e da suoni in generale cristallini e rifiniti, anche se meno speed: stavolta i Sepultura reallentavano in pesantissimi e pericolosi mid tempos, non rinunciando a sparute offensive martellanti tipiche della loro tradizione. Questa direzione fu mantenuta anche nell'album seguente, Roots [1996], nel quale la band sperimentò innovativi elementi estrapolati dalla musica degli indigeni brasiliani con ritmi tribali e un gran numero di percussioni. Questa la direzione che seguirà Max Cavalera nei suoi Soulfly.Al culmine del successo dei Sepultura, però, una serie di eventi portò alla rottura della band. Nel 1996, poco prima di esibirsi al Monsters of Rock Festival a Donington, la moglie di Max Cavalera nonché manager della band, Gloria, fu colpita dalla morte del figlio 21enne Dana Wells, avuto da una storia precedente, coinvolto in un incidente stradale. Max e Gloria lasciarono il resto della band per fare ritorno in America, e i Sepultura dovettero suonare per la prima volta in tre. Si diceva che ci fosse qualche tensione all'interno della band alla fine del 1996, e al termine di un tour di successo in Gran Bretagna, alla Brixton Academy il 16 dicembre 1996, la band disse a Max che non avrebbero rinnovato il contratto con Gloria. Max Cavalera lasciò il gruppo, andando a formare i Soulfly, e gli altri annunciarono che avrebbero continuato sotto il nome di Sepultura e che avrebbero cercato un rimpiazzo. Fu arruolato il cantante di colore Derrick Green e i Sepultura pubblicarono nel 1998 l'album Against. Fu di minor successo rispetto ai suoi due predecessori, e rispetto anche al lavoro successivo del 2001, Nation. Dal punto di vista creativo, inoltre, i due prodotti subirono forti critiche dalla stampa musicale. Dopo la registrazione dell'EP Revolusongs [2002] contenente molte cover, la band pubblicò nel 2003 l'album Roorback, anche questo malvisto dalla critica. Il 15 marzo 2006 è stato rilasciato un nuovo album: 'Dante XXI', con questa nuova uscita la band si prepara ad un nuovo tour internazionale. Il 12 giugno 2006 viene ufficializzato l'abbandono di Igor Cavalera, a causa di incompatibilità musicale con gli altri membri; verrà rimpiazzato durante il tour, poi in modo definitivo, da Jean Dolabella; in una parte del tour stesso ha dato il suo apporto anche l'ex batterista dei Soulfly Roy Mayorga. Nel giugno 2007 i fratelli Max e Igor Cavalera hanno sepolto l'ascia di guerra e deciso di tornare collaborare insieme, per la prima volta dopo dieci anni. Dal canto loro, i Sepultura superstiti hanno da poco pubblicato A-Lex, già definito dalla critica privo di fantasia e snaturato dal sound della band. I Sepultura sono e resteranno per sempre i fratelli Cavalera.



Birmingham. Se in ogni cosa ci deve essere un inizio, l'heavy metal trova le sue origini in quel di Birmingham, Inghilterra, alla fine degli anni '60. Qui i Black Sabbath sperimentano un genere oscuro, blasfemo e pesante come nient'altro si fosse sentito fino a quel momento: la musica rock svolta in quei giorni verso confini nuovi e inesplorati, e la band inglese diventa la prima bandiera di un movimento del quale stabilirà i punti cardini con una serie di album divenuti seminali. Tutto nasce quando John Osbourne, Ozzy per gli amici, mise un annuncio su un giornale. Ozzy era un giovane cantante, e voleva metter su un gruppo. Era il 1966. All'annuncio risposero Anthony Iommi e William Ward, chitarrista e batterista dei Mitology. Iommi conosceva Osbourne sin dai tempi in cui erano rivali ai tempi della scuola, ma presto i ragazzi si misero d'accordo e Ozzy portò nella band i chitarristi Terence 'Geezer' Butler, poi bassista, e Jimmy Phillips. Tra vari cambi di formazione, nei primi anni la band suonava blues e cover di Beatles e Jimi Hendrix, con le quali compose un primo demo. Il moniker scelto fu Polka Tulk Blues Band, poi cambiato in Polka Tulk, quindi in Earth Dopo un breve periodo, il nome della band fu cambiato perché esisteva un'altro gruppo che si chiamava 'Earth'. Un giorno Geezer Butler, grande appassionato dei romanzi di magia nera di Dennis Wheatley, scrisse una canzone sull'occulto dal titolo Black Sabbath, ispirandosi al film horror italiano del 1963 'I tre volti della paura' di Mario Bava ['Black Sabbath' nell'edizione inglese e americana] e dal titolo di questo brano fu tratto il nuovo nome del gruppo, con il quale il quartetto è conosciuto al giorno d'oggi. Al nuovo nome si accompagnò una transizione dal blues ad un sound nuovo, prima con elementi di folk europeo e poi con toni sempre più forti e cupi, fino a una soluzione inedita per la quale i Sabbath sarebbero diventati famosi e sarebbero stati annoverati, da molti critici, come principali pionieri dell'heavy metal. Tutto nacque in fonderia, dove lavorava Iommi. Il chitarrista perse le dita della mano in un incidente, e per non dover smettere di suonare si costruì da solo delle protesi di materiali ferrosi e metallici. Il dolore lancinante era vinto dalla passione per le corde, che suonate con queste dita di metallo producevano un suono nuovo. Più cupo, tenebroso, massiccio. Tony Iommi aveva inventato l'heavy metal. Con un sound dunque innovativo i Black Sabbath firmarono i loro primi contratti discografici, e nel 1970 debuttarono con l'album omonimo, 'Black Sabbath'. Il disco, per molti, presentò dei tratti originali e diversi dal panorama rock di quei tempi, sia per la musica che per i testi. I loro coevi Deep Purple e Led Zeppelin, altre formazioni influenti per il metal, presentavano un sound più melodico e aperto anche ad altri stili come rock & roll e blues. Anche la musica dei Black Sabbath aveva caratteristiche simili ma essa presentava sonorità più pesanti e oscure, con l'aggiunta di espliciti riferimenti al Demonio e all'occulto: l'uscita del disco sconvolse i genitori, rapì i ragazzini e rivoluzionò la musica dura, che mai era stata così pesante, opprimente, cadenzata e terrificante. I Sabbath si spinsero oltre, sia per l'insistenza su questi argomenti che per il modo diretto in cui erano affrontati, tant'è che questi divennero, in seguito, alcuni degli stereotipi che caratterizzeranno il metal. Questo tipo di testi portò alla band numerose critiche, accuse di satanismo e in generale il dissenso di molta parte dell'opinione pubblica. Tuttavia queste contestazioni non fecero altro che contribuire al fascino oscuro e quasi morboso che la band esercitava sul suo vasto pubblico di giovani. Il disco presenta composizioni storiche della band come Black Sabbath, The Wizard e NIB. BIOGRAFIE: OZZY OSBOURNE, TONY IOMMI.

Nello stesso anno uscì 'Paranoid', considerato di rilevante importanza per la nascita dell'heavy metal, nonchè grande passo avanti nella maturazione stilistica del quartetto inglese, che ora strutturava le frecce al proprio arco con maggior varietà musicale ed una maturità tematica più cerebrale. Il lavoro conquistò migliaia di fans in tutto il mondo, grazie a brani di successo come la titletrack, Iron Man, Electric Funeral e War Pigs. La pesantezza e la potenza sonora si fa ancora più marcata e cupa, intransigente ed estrema nel suo inquietante incedere cadenzato, accompagnato dai riff rocciosi di Iommi. Con questo disco, il gruppo mostrò di andare oltre l'immagine 'nera' e macabra che lo accompagnava, componendo brani con argomenti più maturi. Come ad esempio War Pigs, che critica i politici ritenuti responsabili degli orrori in guerra, oppure Iron Man che ha un testo puramente fantascientifico. Nel full length si denota anche una più alta caratura e varietà tecnica, che permette ai Black Sabbath di lanciarsi in pezzi più dinamici rispetto agli standard del doom: la stessa titletrack è un chiaro esempio di come gli inglesi siano all'avanguardia anche con brani più movimentati, non solo 'pesanti' ma anche puramente esaltanti. Nel 1971 esce 'Master Of Reality', noto soprattutto per i suoi stilemi sinistri, riscontrabili in brani pesanti e dall'atmosfera massiccia ed irresistibile come Sweet Leaf, Lord of This World e Into the Void: queste ambientazioni oscure furono basilari per l'origine del doom metal, anche se la caratura tecnica dei quattro inglese godeva di uno spettro sonoro molto vasto e strutturato, ed era impossibile catalogarlo con una semplice etichetta. Gli intricati assoli di Iommi, le sue spettacolari aperture melodice e il suo sempre vasto repertorio di riff imponenti rendeva il platter un altro manifesto di heavy metal all'avanguardia, moderno ancora oggi a decenni di distanza e, proprio come allora, lontano dagli standard accettati dalla massa. Il disco sintetizzava la pesantezza cupa del debut con la maggior dinamicità del successivo Paranoid, proponendosi come una sintesi perfetta del primordiale Sabbath sound: la perfezione era raggiunta. Ormai i Sabbath erano una grandezza, e diversi gruppi iniziarono a proseguire sul sentiero da loro seminato, quello dell'heavy metal: su tutti, i Judas Priest. L'evoluzione tecnica permise a Ozzy, Iommi e compagni di irrobustire ed incupire sempre più il sound della band; lo stesso Ozzy Osbourne divenne presto un'icona della musica trasgressiva e un idolo dei giovani, con i suoi spettacoli trascinanti: la voce inconfondibile e i suoi show divertenti, sfrontati, al limite del surreale, crearono un alone di follia attorno alla sua figura, che gli valse il nickname di 'Madman' anche in funzione degli incredibili eccessi relativi alla sua vita quotidiana. Tutti i membri dei Black Sabbath, in realtà, iniziavano a vivere con sregolatezza eccessiva il sogno hippy dell'heavy metal, un sogno ad elevato tasso stupefacente. DOSSIER: LA NASCITA DELL'HEAVY METAL
Il seguente album, 'Volume IV' del 1972 mostrò le prime modifiche nel sound della formazione, per via di una evidente contaminazione di rock progressivo. Il disco è un esempio di come le sonorità della formazione si siano evolute, anche attraverso un riffing più melodico, ma pezzi come Tomorrow's Dream, Snowblind e Supernaut mostrano ancora il lato musicale più roccioso e aggressivo, dotati di un ritmo ed un livello di coinvolgimento praticamente inscalfibile anche dopo tanti anni. Uno dei passi meno convenzionali del prodotto è la ballad Changes, dove Ozzy Osbourne canta accompagnato da pianoforte e archi. Nel 1973 gli storici rockers inglesi pubblicarono 'Sabbath Bloody Sabbath', album caratterizzato da soluzioni progressive rock ancor più nette, ma sopratutto il rivoluzionario ingresso di sintetizzatori in fase di registrazione. La presenza di Rick Wakeman degli Yes, che compariva alle tastiere, come membro esterno, lasciò un pò basiti i fans della prima ora, ma permise all'act britannico di raggiungere la definitiva consacrazione. Si hanno atmosfere più varie e dinamiche, l'immancabile armonia degli assoli e la granitica potenza metallica del riffery, una pulizia tecnica notevole e il marchio inconfondibile della voce nasale di Ozzy, sempre più amato dai teenager ribelli. Fra i brani più evidentemente progressivi si possono citare 'Spiral Architect' e 'A National Acrobat', ma predominante era comunque il 'classico' sound della formazione, riscontrabile nella titletrack e in altri pezzi come Killing Yourself to Live. Il disco fu un altro grande capolavoro, un punto cardine importantissimo della carriera artistica della band. In questo periodo ci furono una serie di sbandamenti per la band. Tutti i membri ebbero seri problemi di dipendenza da droghe, in particolare Osbourne e Ward, i quali, su ammissione del cantante, fecero uso di lsd tutti i giorni per due anni. Un cambiamento di etichetta, da Vertigo a wwa, fece slittare l'uscita del nuovo album, intitolato 'Sabotage', pubblicato solamente nel 1975. Dal punto di vista musicale, Sabotage è uno degli album più variegati del gruppo, alternando pezzi heavy metal come Hole In The Sky e Symptom Of The Universe a sperimentazioni originali e spiazzanti, ad esempio i canti gregoriani in Supertzar e le sonorità pop rock di Am I Going Insane [Radio]. Ormai i Black Sabbath erano già leggenda, una pietra miliare dell'heavy metal, fondatori e sviluppatori di un movimento che li onora come padri e paladini, un movimento che ormai ha iniziato a dilagare e che ha trovato un altro degno pilastro negli stratosferici Judas Priest, alfieri bardati di cuoio e metallo.
Stava però per iniziare un periodo di declino. L'album successivo, Technical Ecstasy del 1976, fu oggetto di accese discussioni da parte dei loro sostenitori, per via di un sound più duttile e per la presenza di musica d'orchestra e sintetizzatori. Nel 1977 Osbourne abbandonò il gruppo, a seguito di tristi vicissitudini personali dovute alla morte del padre, oltre ai problemi derivati dalla sua dipendenza da alcoolici e droghe ormai inarrestabile. I restanti membri del gruppo arrivarono a provare per pochi mesi con il cantante Dave Walker, seguito dal momentaneo rientro di Osbourne alla voce nel 1978 con l'album Never Say Die!, sulla scia del precedente. Ozzy era comunque al passo d'addio. La band tribolò a lungo per sostituirlo, e alla fine lo rimpiazzò con Ronnie James Dio. Il primo album con Dio, Heaven and Hell, fu un eccellente successo, permettendo al gruppo di risalire la china, con Neon Knights, Heaven and Hell e Die Young che divennero altri pezzi significativi della loro discografia. Il tour del disco si dimostrò molto seguito, merito anche del carisma del nuovo singer, nonché delle sue ottime doti vocali. Sempre durante quel tour, Bill Ward dovette abbandonare per motivi personali, perché i suoi genitori morirono uno dopo l'altro in un breve lasso di tempo, cosa che peggiorò i già notevoli problemi del musicista con l'alcool; Ward venne sostituito da Vinny Appice. Fu durante questo tour che Dio rese celebre il gesto delle corna, in seguito adottato come una sorta di 'segno di riconoscimento' dagli amanti dell'heavy metal. Nel 1981 Iommi, Dio e Butler, con l'apporto di Appice, partorirono un nuovo album, Mob Rules, anch'esso considerato un classico che confermò il nuovo stile, potente ed epico, acquisito dai Sabbath grazie all'apporto sia tecnico che compositivo di Dio. Nuovi guai erano però all'orizzonte. Una serie di conflitti interni portò presto stravolgimenti nella formazione, con l'addio dello stesso Dio per difetti d'egocentrismo e contrasti con Iommi. Alla voce arrivò dunque Ian Gillan, il leader dei Deep Purple. Assoldato Gillan, fu possibile la realizzazione di Born Again [1983], album decisamente più massiccio rispetto a quelli prodotti con Osbourne e Dio, il quale registrò un considerevole successo nelle vendite. Questo lavoro, come quelli del periodo di Ozzy, suscitò tante polemiche, lanciate dall'associazione di censura pmrc. Il sodalizio tra Gillan e i Black Sabbath venne detto 'Black Purple', nome dato dalla fusione di Black Sabbath e Deep Purple. Al termine del tour, Gillan tornò nei Deep Purple, in quel momento freschi di reunion. Iniziò lì il valzer dei singer. Se ne alternarono vari, poi con Glenn Huges al microfono uscì uscì Seventh Star nel 1986, inizialmente un album solista di Iommi ma in seguito pubblicato, per motivi contrattuali con la casa discografica, sotto il nome Black Sabbath featuring Tony Iommi. Questo album marcò ancor di più la svolta iniziata con Ronnie James Dio, con le tastiere che diventarono un elemento fondamentale per il loro nuovo corso stilistico. Il viavai dei singer proseguiva, per un periodo si rivide pure Gillan. Con Tony Martin esce Eternal Idol. L'album presenta alcuni riferimenti al passato [l'omonima Eternal Idol rimembra le sonorità oscure di Master of Reality], conservando lo stile adottato negli ultimi anni [il grande apporto di tastiere]. Anche questo album, sebbene molti lo considerino di buon livello, non ebbe il successo sperato. Ormai le defezioni piegavano la band, imperniata sul solo Iommi membro fondatore. I Sabbath pubblicarono nel 1988 Headless Cross, album che riscosse un buon successo, e nel 1990 Tyr, che vendette abbastanza bene e a cui seguì un tour molto seguito nello stesso anno. BIO: RONNIE JAMES DIO.

Nel 1992 Iommi decise di riformare la band dei primi anni '80, e alla voce tornò Dio, con il quale composero Dehumanizer, un lavoro dal sound molto ruvido e che portò un più che buon riscontro di pubblico e critica. La band preparò un tour di grande successo, che culminò con una memorabile apparizione al festival metal Monsters of Rock. Però nuove divergenze con Dio, e la richiesta di Ozzy Osbourne di suonare alcune date in tour con la sua ex band, portarono al nuovo addio del singer e a nuovi cambi di formazione, con l'ex Ward di ritorno dietro alle pelli e Rob Halford dei Judas Priest a completare il tour alla voce. Ward durò poco, nel 1995 Iommi e soci pubblicarono Forbidden, a oggi l'ultimo album in studio dei Black Sabbath, il quale non ricevette buoni pareri da pubblico e critica. Addirittura, il rapper Ice-T venne ospitato alla voce nel brano Illusion of Power. I Black Sabbath sfiorarono il declino e si ridussero a suonare nei piccoli pub, e per rilanciarsi si riavvicinarono a Ozzy, soprattutto in esibizioni live come il suo mitico Ozzfest, riuscendo nell'operazione: venne anche registrato il live Reunion, una sorta di best of dei pezzi immortali della Ozzy-era. Ma il fulgore riscoperto a fine millennio durò poco, perchè il singer riprese presto la sua carriera solista e dei Black Sabbath si persero, di fatto, le tracce. Nel 2006 a sorpresa si riunì la formazione di Heaven And Hell, col nuovo ritorno di Dio ed il moniker mutato proprio in Heaven And Hell per rispetto alla storiaCon un tour ed un nuovo album pubblicato nel 2008 col titolo The Devil You Know, la seminale band inglese dimostra che nonostante tutto era ancora in grado di compiere passi significativi. La morte di Ronnie James Dio, avvenuta nel 2010 a causa di un tumore al fegato, segna però la fine di un’epoca e riga di lacrime i volti degli affezionati seguaci di una band inimitabile.Voci di una possibile nuova reuonion con Ozzy Osbourne iniziano a rincorsi xon frequenza sempre maggiore, sempre smentite dagli interessati; ma l'11/11/2011 arriva finalmente la notizia più attesa da quel lontano 1998: i quattro membri classici, con Ozzy in prima fila, annunciano in conferenza stampa la reunion, un nuovo disco in cantiere ed un tour che riporterà indietro le lancette del tempo. IL DOOM METAL OGGI

BLACK SABBATH: DISCOGRAFIA
1970 BLACK SABBATH 1970 PARANOID 1971 MASTER OF REALITY 1972 VOLUME 4 1973 SABBATH BLODY SABBATH 1975 SABOTAGE 1977 TECHNICAL ECSTASY 1978 NEVER SAY DIE! 1980 HEAVEN AND HELL 1981 MOB RULES 1983 BORN AGAIN 1986 SEVENTH STAR 1987 THE ETERNAL IDOL 1989 HEADLESS CROSS 1990 TYR 1992 DEHUMANIZER 1994 CROSS PURPOSES 1995 FORBIDDEN






CAPITOLO PRIMO: DAL 1969 AL 1990
Judas Priest. L'Heavy Metal passa inevitabilmente dai Judas Priest! Se i Black Sabbath hanno dato il la al verbo del metallo, i Judas lo hanno definito e plasmato come meglio non potevano, diventando a tutti gli effetti i padri del genere. Il loro sound potente, imperniato sui riff al vetriolo e sugli assoli al fulmicotone dei melodici axemen Downing & Tipton è diventato la definizione più semplice di heavy metal, un Verbo forgiato con una serie lunghissima di album leggendari, potenti, tellurici e impregnati di una melodia esaltante come pochi altri sapranno fare. Alfieri della rivoluzione e orgogliosi capiscuola della nwobhm, i Judas Priest sono diventati nel corso dei decenni una vera icona di tutto il movimento heavy metal, di cui sono ritenuti i padri legittimi. La band fu fondata dal chitarrista KK Downing e dal bassista Ian Hill nel 1969, a cui si unirono il batterista John Ellis e il cantante Al Atkins. Fu lo stesso cantante a scegliere il nome Judas Priest dal titolo della canzone di Bob Dylan chiamata 'The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest'. I Judas cominciarono quindi a suonare in vari locali inglesi, cambiando spesso batterista; nel 1973 si unì al gruppo Rob Halford, cantante degli Hiroshima e fratello di Susan Halford, fidanzata e in seguito moglie di Ian Hill. La band con questa formazione [alla batteria sedeva ora stabilmente John Hinch] faceva molte date da spalla a gruppi Hard rock dell'epoca, come Ufo e Thin Lizzy. Fu Proprio Halford a inventare il look del metallaro: all'inizio i Judas vestivano alla hippy, con camicette floreali e tessuti sgargianti, ma poi il grande singer iniziò a presentarsi sul palco vestito di pelle nera, borchie, catene, chiodi, ferraglie varie. Ben presto tutti i componenti della band spontaneamente lo imitarono, presto arrivò la passione per le motociclette e in poco tempo ogni singolo metallaro di questo mondo vestiva alla Judas Priest. Grazie alle ottime performance live, i quattro firmarono un contratto con la Gull Records e nel 1974, dopo aver arruolato Glenn Tipton come secondo chitarrista, i Judas Priest pubblicarono il loro primo album, 'Rocka Rolla', di stampo hard e progressive rock. Molto lontano, insomma, da quello che sarà il Priest style che tutti conosciamo. Del primo full length marchiato Priest si ricorda essenzialmente la title track, mentre gli altri pezzi appaiono abbastanza datati e poco dinamici; tuttavia la band stava levigando il proprio sound per definire una propria personalità. Già nel 1976 con 'Sad Wings Of Destiny' il gruppo inglese pone le basi dell'heavy metal, adottando sonorità più veloci e discostandosi dal progressive rock. Victim Of Changes, The Ripper e Tyrant sono le perle del disco, ancora tra le più amate dai fans. I Judas Priest iniziano un percorso devastante e inarrestabile di metallizzazione del loro sound, inserendo riffs rocciosi e una potenza maggiore sul tracciato già rock intrapreso fin dagli esordi. Ormai il dado era lanciato, e armati di una nuova energia stilistica i ragazzi di Birmingham si posero come ideale collante tra quanto i concittadini Black Sabbath avevano iniziato a fare già nel 1970 e quanto di buono verrà seminato in seguito dalla celebre NWOBHM, il movimento che sancirà i definitivi crismi di maturità dell'heavy metal britannico.

Il colosso d'acciaio era ormai pronto per scuotere le emozioni degli headbangers con l'heavy metal che li lancerà nella leggenda. 'Sin After Sin' [1977] segnò un punto di svolta, grazie ad un ulteriore potenziamento del sound. Il combo inglese, con una lunga serie di concerti in tour, portò un'incredibile novità nel panorama rock europeo, dovuta alla sua musica davvero potente. La band, sull'onda di questa crescita stilistica ed evolutiva, pubblicò nel 1978 'Stained Class', disco di grande successo che fece dei Judas Priest veri alfieri dell' heavy metal; Il disco presenta una marcia in più per quanto riguarda la potenza, con un uso insistito di doppia cassa: l'intro di Exciter ne è un esempio lampante ed il pezzo rappresenta uno dei primi esempi di speed metal. Caratteristica base del sound priestiano era l'abilità tecnica eccezionale dei chitarristi KK Downing e Glenn Tipton: riff al fulmicotone e assoli cristallini. I Judas Priest ormai avevano definitivamente adottato un'immagine fuori dagli schemi: un grande dispiego di cuoio, borchie, anfibi e moto. Pieni di ambigui sottintesi -tanto nei testi quanto nell'immagine- politici, sessuali e religiosi, più che mai oltraggiosi e pervertiti agli occhi della società conservatrice, i Judas Priest contribuirono a coniare infine anche l'iconografia visiva del metal, dal modo di vestire al culto per le moto. Dalla loro opera di metallizzazione, inoltre, deriva l'attitudine fedele con la quale i seguaci del genere si apprestano allo stesso: con i Black Sabbath non si era ancora toccato il carattere 'religioso' che il metal acquista invece con i Priest, divenendo una fede in cui credere ciecamente, uno stile di vita al quale dedicare inni e speranze. Nel corso della loro carriera, i Preti di Giuda inneggeranno all'heavy metal e ne incarneranno l'essenza stessa facendosi baluardi di personaggi immaginari e mitlogici, rivestiti d'acciaio e descritti come efferati messia capaci di solcare i cieli di un mondo infestato di falsità, corruzione ed ipocrisia: l'immaginario metallico basa i suoi principi su metafore e forme di ribellione contro una società claustrfobica, le nuove generazioni vi si aggrappano con riverenza e passione e il modo di concepire questo filone musicale cambia totalmente, con i suoi sostenitori capaci di organizzarsi in vere e proprie sette, bardati della divisa d'ordinanza [chiodo, catene, borchie, toppe] e fieramente attaccati alla propria musica e alla sconfinata cultura musicale che da essa deriva. Tra vari cambi di batterista, negli anni 80 si stabilizzò dietro le pelli Dave Holland. Nel 1979 uscì 'Killing Machine', sulla stessa linea di potenza, forte di un pezzo immortale come 'Hell Bent For Leather'. Il disco diventa presto una leggenda, da molti ritenuto il primo vero e proprio manifesto di heavy metal moderno: la coppia d'asce Downing-Tipton traccia melodie eccitanti, velocissime e rocciose, sulle quali si stagliano gli acuti del fenomenale Halford, capaci di riscrivere le regole della musica pesante con vigorose colate di acciaio fuso. LE ORIGINI DELL'HEAVY METAL

L'anno dopo toccò a British Steel, un nome che è tutto un programma: uno dei migliori lavori della band, e contiene canzoni-simbolo come Breaking the Law, Rapid Fire, Living After Midnight e Metal Gods. Il disco si colloca come quello della svolta: se 'Killing Machine' aveva segnato ufficialmente la nascita dell'heavy metal moderno, 'British Steel' è il manifesto ormai chiaro e definito dello stile intrapreso dalla band. L'acciaio cola dalle asce roventi dei due guitar heroes, gli acuti di Halford e le sue scorribande vocali, l'aggressività e la potenza sempre più in primo piano: non si tratta più di un sound in costruzione, da evolvere, ma di una realtà tremendamente definita e arrembante. Robert Halford, con la sua voce potente e il suo carisma innato divenne immediatamente il 'MetalGod' per eccellenza, fiera bandiera eletta a rappresentanza di tutto il Popolo dell'Acciaio. L'heavy metal dei Judas Priest si diffonde come qualcosa di unico, grazie alle tonnellate di riff che sgorgano dalle potenti chitarre elettriche di 'British Steel'; acciaio inglese allo stato purissimo, bollente e infarcito di fitte bordate e melodia avvolgente: una dichiarazione d'orgoglio con cui mettersi in testa a tutto il nascente e fervente filone della New Wave Of British Heavy Metal, e per dichiarare in maniera orgogliosa ed ufficiale la definitiva supremazia dell'heavy metal non solo sul punk, ma su tutte le correnti alternative e passeggere che da sempre tentano di contrapporsi ad esso. British Steel segnò anche l'inizio della decennale collaborazione col produttore Tom Allom; presto partì il tour di supporto al full length, in cui i Priest furono supportati dagli ancora non famosi Iron Maiden, promettentissimi ragazzi di Londra. Con le sue fruste, i ray-ban luccicanti, i bracciali borchiati e il completo di pelle nera, Rob Halford catalizzava su se stesso l’intera immagine dei Priest, e con umiltà ed orgoglio fa notare che ‘British Steel è stato uno dei dischi più semplici che abbiamo fatto. eravamo in un momento in cui tutti pensavamo la stessa cosa e, per la prima volta, Glenn, Ken e io abbiamo scritto assieme, guardandoci negli occhi e non in sedi separate. Allom ha preso la mia voce e l’ha portata oltre le colline e ancora più su! Il tappeto sonoro che avevamo creato insieme si è rivelato perfetto per la mia voce, ho potuto così usare gli acuti più alti del mio registro, che fino a quel momento erano stati nascosti da qualche parte’. KK Downing ne è orgoglioso ancora oggi: ‘E’ uno dei nostri dischi più venduti ed amati, ‘abbiamo suonato quasi per intero durante tutto il tour di supporto e, negli anni, quattro canzoni sono rimaste stabilmente in scaletta, anche quando Bob era fuori dalla band. Brani come ‘Metal Gods’ e ‘United’ hanno varcato i confini della band, per diventare veri e propri inni generazionali, non solo per gli amanti del metal’.

Nel 1981 i Judas fecero una breve escursione in un disco di sperimentazioni più commerciali, il non eccelso 'Point Of Entry' [comunque un buon album], ma la formazione tornò più in forma che mai nel 1982 con Screaming For Vengeance, un altro capolavoro ricco di bordate metalliche da delirio. Pezzi come Electric Eye, Bloodstone, la title track Screaming For Vengeance e You've Got Another Thing Coming sono i punti di forza di questo prodotto, che raggiunge gli altri superalbum della band sull'Olimpo dell'heavy metal. L'album vive in pieno del classico stile dei Priest: massiccio e potente, corredato da assoli al fulmicotone, con i celebri 'duelli' interattivi tra Tipton e Downing; le parti melodiche che ne scaturiscono sono assolutamente straordinarie: la proposta musicale dei Priest si basava su stacchi, ponti e punte dinamiche assolutamente innovative; di tutto questo ne sono prova le stupende canzoni qui contenute, che trasudano fede ed acciaio dal primo all'ultimo minuto. La stessa sezione ritmica, affidata come sempre a Ian Hill, accresce il suo peso e la sua robustezza. Oltre alle tostissime linee di chitarra, impegnate in riff taglienti e assoli dalla melodia folgorante, anche qui Halford è incontenibile nelle sue performances vocali e firma una della pagine più belle dell'esperienza nei Priest, toccando sempre toni alti in perfetta coerenza con l'infernale guitar-work delle asce duellanti Tipton e Downing: i due 'gemelli' affinano ancora di più il loro stile e le loro fenomenali capacità preludendo a un brillante futuro di grandi successi. Toni apocalittici e ridondanti scorrono fluidi e magniloquenti per tutta la durata del disco, trainato dalle prestazioni folgoranti dei singoli musicisti: Il Dio Corazzato di borchie e pelle usa le corde vocali come artiglieria pesante e colpisce senza pietà, cantando in screaming durante tutta la durata della maestosa titletrack, pezzo veloce e tonante; si associano a lui i due axe-man, armati di chitarre-squartatrici, formando un trio spaziale. La sezione ritmica è semplicemente devastante e letalmente precisa; la sola 'Screaming For Vengeance' merita l'acquisto dell'album. Un disco incredibile, vulcanico e assolutamente immancabile a chi vive per l'Heavy Metal oltre che obbligatorio per tutti coloro che vanno pazzi per l'acciaio britannico dei Judas Priest. L’artwork di copertina ritrae una sgargiante aquila predatrice, mentre la band crea nel platter la figura vendicatrice dell’Hellion, una sorta di eroe mitologico difensore della Sacra Fede Heavy Metal; impresse sul retro copertina, spiccavano le vibranti parole: ‘Da una terra sconosciuta e attraverso i cieli lontani è venuto un guerriero alato. Nulla è rimasto sacro, nessuno sarà al sicuro dal’Hellion quando verrà proferito il suo grido di battaglia’. Nel tour di supporto al disco, i Preti di Birmingham furono supportati dalle eminenze rock Uriah Heep, dai Krokus e dall’astro nascente della NWOBHM, gli Iron Maiden. Gli anni ottanta sorgevano sotto un profilo di grande fervore in ambito heavy metal: il genere andava incontro alla sua decade più gloriosa e produttiva, con decine di album epocali partorito da un numero sempre più crescente di band leggendarie. In Europa i Judas Priest guidavano la Milizia dall'alto del loro blasone, della loro classe e della loro esperienza, ponendosi in testa ad un plotoncino arricchito dalle galoppate ultra melodiche degli Iron Maiden [che con l'arrivo di Bruce Dickinson nel 1982 fanno il definitivo salto di qualità internazionale], dalla rabbia blasfema dei blackster Venom, dal fascino alcoolico dei Motorhead di Lemmy e dall'energia nuova di tutte le band della NWOBHM che stavano portando nuova linfa; oltreoceano, oltre all'Acciaio difeso con orgoglio epico dai Manowar, nasceva il filone prolifico del thrash metal, guidato dai Big Four Metallica, Slayer, Megadeth e Anthrax, che attecchì soprattutto nell'eccitante Bay Area di San Francisco.

Negli anni precedenti, la band inglese era giunta fino in America, conquistando addirittura il Nuovo Continente, che all’epoca era affollato di band colorate di marcata influenza hard rock, le frange del cosidetto glam metal; ‘Eravamo la prima band inglese a conquistare l’America’, puntualizza fieramente Rob Halford, ‘in tanti lo dimenticano, non noi. Ratt, Motley Crue, Dokken, Quiet Riot e le varie band con cui suonammo negli Usa erano ottime ma, se parli di heavy metal, quella è un’altra cosa. Noi siamo l’heavy metal’! Facendo vibrare i polsi e graffiando la schiena con un brivido di emozione, i bikers britannici non esitano a ribadire con orgoglio la propria appartenenza al genere, o meglio la loro seminale opera di creazione. ‘Essere protagonisti di quel periodo è stato gratificante’ ricorda il chitarrista Glenn Tipton. ‘Forse il momento più bello della nostra carriera, perché stavamo conoscendo per la prima volta il vero successo, quindi una cosa che acade una sola volta nella vita. E poi c’era tanta buona musica intorno, non si trattava solo di un traguardo personale ma dell’affermazione di un vero e proprio momento culturale legato alla musica. Eravamo lì, proprio nel momento in cui l’heavy metal diventava qualcosa di grande in tutto il mondo. Qualsiasi cosa potranno pensare di noi, i Judas Priest erano comunque in prima linea e hanno dato il loro contributo’. Dopo un anno di riposo, i Judas Priest ritornarono con Defenders of the Faith, un nuovo successo assoluto e un altro inno di appartenenza sfrontato alla legione del metal. Difensori della fede, dice il titolo: e non serve aggiungere altro alla potenza delle chitarre, melodiche e metalliche come non mai, e alla potenza vocale irraggiungibile di Halford, il Metal God. La produzione risulta piuttosto in linea con la corrente principale del tempo, enfatizzando molto la velocità dei riff, anziché la potenza della sezione ritmica; l'immagine autoritaria di Rob Halford, completamente cuoioborchiato e in sella alla sua Harley rombante, dona alla band un quid iconografico prepotente mentre lui, il Metal God, con la sua voce stellare e i vocalizzi disumani, detta le leggi basilari che diventeranno i canoni simbolo di tutto il panorama metal mondiale degli anni a venire, imitati da decine di gruppi cresciuti nel mito di un cantante straordinario e di un leader dal carisma innato. Al suo fianco, la scena sonora era catturata dalle scintillanti chitarre di Tipton e Downing, maestri assoluti che garantivano uno strepitoso repertorio di tecnica musicale, praticamente sterminato. Ad incarnare lo spirito e l’iconografia della band, dopo l’hellion, c’è stavolta il Metallian, una sorta di ibrido robotico tra un’ariete ed una tigre, armato di corna e fucili, che sferra il proprio attacco al pianeta terra: ‘sorgendo dall’inferno e dalle tenebre senza pietà, attraverso l’eco perenne delle grida di vendetta: solo coloro che conservano la fede fuggiranno all'ira del Metallian, Maestro di tutti i metalli’. Quelle note, quei dischi, consegnano i Judas Priest alla leggenda dell’heavy metal, innalzandoli ad icone insormontabili nell’immaginario popolare. Implacabili e insuperabili, i Judas Priest continuano a sfornare dischi leggendari con continuità e freschezza fuori dal comune, nel pieno degli anni '80: l'epoca d'oro dell'heavy metal. E' molto interessante analizzare l'aspetto visivo del five-pieces britannico: al di là dell'enorme influenza che il look di Rob Halford avrà su intere generazioni di giovani metallari, i Judas Priest si distinguono per un impatto scenico esplosivo e pirotecnico, rafforzato da una capacità unica e innata di rendere i propri spettacoli dei veri show a tutti gli effetti. Con la musica sempre al centro, e in maniera impeccabile e sfolgorante, elemento non troppo sottointeso in un mondo che oggi giorno tende a idolatrare pseudo artisti dal grandissimo impatto visivo ma che, musicalmente parlando, valgono ben poco. Judas Priest è marchio di grandezza, marchio di apocalittiche scorribande sulle sei corde: i duelli tra Tipton e Downing aprono sentieri scintillanti ultragodibili e altamente coinvolgenti, dando l'idea di una musica strutturata ed eclettica e sempre aggressiva, vivace, fresca.

Gli anni '80 procedevano con enfasi e ambizione in ambito heavy metal. Iron Maiden e Judas Priest erano i colossi assoluti del movimento europeo, ma tuttavia stavano per andare incontro a qualche noiosa ostilità esterna. Un notevole nucleo di perbenisti e benpensanti, composto soprattutto dalle mogli dei senatori degli Stati Uniti [ma non avevano niente di meglio da fare?] fondarono il pmrc, un ente con lo scopo di censurare i testi 'forti' del metal e la sua immagine rivoluzionaria, elementi che, a detta loro, traviavano le menti innocenti delle nuove generazioni. Anche i Priest furono coinvolti in accuse e processi, in particolare per il brano 'Eat me Alive', dai presunti riferimenti sessuali, ma la censura non fece che aumentare il fascino e la richiesta stessa di heavy metal brutale e genuino. Il 1986 fu un anno certamente leggendario per gli appassionati di heavy metal estremo, vista l'uscita negli States dei celebri 'quattro pilastri del thrash', ma segnò per i Priest il primo passo falso di una carriera ormai decennale. L'abum Turbo presentava tratti glam metal, genere tanto in voga in quegli anni quanto evanescente, commerciale e decisamente poco 'cattivo'. I fan non furono felicissimi, e laband cercò di risollevarsi nel 1988 con Ram It Down. La formazione inglese tentò un ritorno al passato, e il prodotto fu eccellente, nonostante non degno di essere considerato un capolavoro all'altezza dei grandi classici pubblicati in precedenza L'heavy metal, eroico e compatto esploso in questo album era un ulteriore passo avanti in potenza, e riprendeva il discorso interrotto con 'Defenders of The Faith': una manciata di ottime canzoni, riff esaltanti e assoli fulminanti, in aprticolare quello della titletrack. Eppure non tutti ne furono soddisfatti. L'album venne sottovalutato ed iniziarono a piovere critiche, e qualcuno bollò Halford e soci come finiti. Il giorno del Painkiller stava per giungere.


JUDAS PRIEST DISCOGRAPHY