HEAVY METAL HISTORY: 1976/1980
NOI SIAMO L'ACCIAIO

LE NUOVE LEVE. A metà degli anni Settanta, i Black Sabbath erano ormai all'apice della loro ascesa, indiscutibilmente sul trono della musica dura. Il loro sound era potente e oscuro come nessun altro, e le tematiche a metà tra l'occulto e il realismo filosofico li ponevano una spanna sopra i loro contemporanei, quei Deep Purple e Led Zeppelin coi quali si erano contesi la leadership di re del rock a inizio decennio. Con l'introduzione di nuove sonorità, orchestrazioni e campionamenti, i Black Sabbath fecero però storcere qualche naso tra i propri aficionados, e 'Sabotage' del 1975 segnò l'ultimo bagliore dell'era Ozzy Osbourne: alcuni crescenti dissidi interni e problemi gravi dovuti al consumo di alcool e stupefacenti portarono il folle cantante fuori dalla band dopo due album modesti e commerciali, 'Technical Ecstasy' e 'Never Say Day', sul morire dei Seventies; nel frattempo, però, la frangia degli oltranzisti metallici aveva conosciuto un nuovo vigore grazie alla musica dei Judas Priest, concittadini dei Sabbath in quanto provenienti proprio da Birmingham. Per sfuggire alle fabbriche e alle ciminiere, i Priest avevano puntato tutto sul rock'n'roll: ma l'esordio 'Rocka Rolla' (1974) era stato abbastanza deludente, con uno scialbo rock progressivo che non aveva destato clamori. La svolta arriva a cavallo tra 1975 e 1976, quando i due chitarristi KK Downing e Glenn Tipton mettono a punto una potentissima serie di riff fastosi e assoli al fulmicotone con cui inspessire la struttura dei brani della band. Irrobustito il ruolo della batteria e stratificato le melodie chitarristiche in brani più epici e potenti, i Judas Priest furono pronti al grande salto: e 'Sad Wings Of Destiny' segnò inevitabilmente un'epoca, divenendo forse il primo esempio di heavy metal moderno nella sua fase seminale. La voce del teatrale Rob Halford diventava in quei giorni eroici un acuto manifesto di quello che sarà presto definito come l'unico MetalGod un timbro epico e agghiacciante capace di fare scuola. In un disco solo, i Judas Priest cavalcarono verso nuovi confini tecnici e melodici, esplorando sentieri emotivi ancora inesplorati con ritmiche e soluzioni che riscrissero i canoni dell'heavy metal. Abbandonato il look hippy dell'esordio, ma non ancora bardati di cuoio e borchie come nel momento del loro apice, i Preti di Giuda miscelano sapientemente una potente dose di energia e solennità con una forza ed un orgoglio più dinamico rispetto al sound sabbathiano, sancendo una marcata tendenza ad allontanarsi dal confine tra hardrock ed HM. Brani come 'The Ripper' diventano immediatamente dei classici inni da concerto: e l'ascesa continua irrefrenabile nel 1977, con l'uscita di 'Sin After Sin'. I nuovi inni, energici e sempre più scintillanti, si chiamavano 'Sinner', 'Dissident Aggressor', la potente 'Starbreaker': la voce acuminata di Halford dominava le orecchie degli ascoltatori, imponendosi con autorità maligna incontrastata.

LA CONCORRENZA DEL PUNK. Permeata di influenze sabbathiane e purpleiane, la musica dei Judas Priest era, per l'epoca, la cosa più robusta e 'metallica' che esistesse in circolazione: fu così la naturale bandiera alla quale si aggrapparono tutti i metalkids del Regno Unito che stavano osservando ormai allarmati l'ascesa irrefrenabile di una moda degenerante. Era il fenomeno del punk: la ribellione sofisticata perpetuata dai metallari aveva assunto nel punk una dimensione più sregolata e trasgressiva, identificandosi in una corrente musicale scarna che badava alla forma più che alla sostanza. Facevano casino, i punk, e lo facevano con goliardia: questo è indiscutibile, così come improponibile è il confronto tra la qualità della proposta musicale dell'heavy metal rispetto a quella di questi rachitici ragazzotti pieni di piercing e con le creste dai colori più strambi. La generazione punk, che da Londra si diffuse rapidamente nelle strade di tutto il Regno, sembrava mettere alle corde il fenomeno heavy metal: ormai i ragazzini si vestivano tutti da punk, perchè fare il disadattato era diventata una moda. Di conseguenza, i dischi metal non vendevano più e i locali dove suonare volevano solo punk band. Sex Pistols, Ramones, Bad Religion: in pochissimo tempo scalzarono tutti i giganti del rock, pur non possedendo affatto la perizia tecnica dei cosiddetti 'nonnetti'; band emergenti, come i londinesi Iron Maiden, sorti nel 1975, si videro chiudere in faccia diverse porte. Solo il Ruskin Arms concedeva loro l'opportunità di suonare del sano vecchio heavy metal, mentre invece le case discografiche volevano costringerli a convertirsi al punk. Il giovane Steve Harris, bassista e leader della band, tenne duro e declinò ogni possibilità di mutazione stilistica, attendendo tempi migliori. La battaglia tra heavy metal e punk era affidata ai Judas Priest, inevitabilmente divenuti alfieri di quel sottobosco di band uderground che non riuscivano più ad emergere dalle loro cantine e si affidarono ai titani di Birmingham per rialzare la testa. Le creste dei punk sarebbero state recesse, e i Priest sapevano che ciò sarebbe accaduto solo continuando a lavorare con passione e dedizione a quanto già seminato. 'Staied Class' prosegue il loro irrobustimento, incrementando la potenza del drumming e intensificando sempre più le performances vocali dell'immenso Halford. Fortunatamente la band inglese non rimane sola sul fronte dell'hardrock con gli attibuti, perchè dall'assolata California arriva il tapping sublime e la tecnica mostruosa del chitarrista Eddie Van Halen, che con la sua formazione omonima pubblica il primo album di una lunghissima serie: il titolo, manco a dirlo, è proprio 'Van Halen'. Il colpo definitivo, però, i Priest lo sferrano nel 1979, concludendo in maniera sontuosa la prima porzione della loro carriera. Mano a mano che cuoio e borchie aumentano sensibilmente sui costumi di scena, le chitarre diventano sempre più rombanti e melodiche, le strutture dei pezzi si intrigano in devastanti componimenti grondanti forza ed epica: esce 'Killing Machine', trainato dall'antemica 'Hell Bent For Leather' e sempre più aggressivo. Glen Tipton e KK Downing con le loro chitarre e le melodie esorbitanti sbaragliano ogni parametro tecnico esistente, aprendo varchi di melodia a forza di scariche elettriche fulminanti; Rob Halford tocca picchi pazzeschi con le sue vocals, e la canzone 'MetalGod' diventa ufficialmente il suo nickname. Il disco è l'atto di nascita inequivocabile dell'heavy metal moderno, dotato di un quid di energia che gli permetterà di sfrecciare più grande, veloce e potente nella decade successiva, rinnovato di nuova linfa. L'incoronazione dei Priest arriva con il live 'Unleashed In The East', che documenta la straordinarietà della macchina d'acciaio in quel periodo di carriera.

LEMMY E I MOTORHEAD. Nel frattempo il punk era crollato sotto il peso delle sue stesse ambizioni di ribellione, troppo grandi per le spalle di ragazzini sbandati e aggrappati ad una musica troppo piatta e infantile per durare nel tempo. Dal nugolo di band che aspettavano di poter urlare al mondo il proprio credo heavy rock, e che qualcuno inizia a classificare in un movimento chiamato New Wave Of British Heavy Metal (NWOBHM), emergono i Saxon, che debuttano con un disco omonimo. Dall'America arriva il secondo lavoro dei Van Halen, ma un'altra band europea, già presente sul mercato con un album omonimo nel '77, desta scalpore con un paio di grezzissimi dischi di rock'n'metal ubriachi e potentissimi: i Motorhead. Ad 'Overkill', la band guidata dal cantante bassista Lemmy Kilminster -hippy burbero amante dell'alcool e delle belle donne- fa seguire 'Bomber' nel giro di pochi mesi, in quel mitico 1979. La rinascita della musica con gli attributi era ormai iniziata.

1976: I Judas Priest pubblicano 'Sad Wings Of Destiny', i Rainbow 'Rising'. 1977: esce 'Sin After Sin' Judas Priest. 1978: pubblicati 'Stained Class' dei Judas Priest e l'album d'esordio dei Van Halen, dal titolo omonimo. 1979: i Judas Priest pubblicano 'Killing Machine' ed il live 'Unleashed In The East'. I Motorhead danno alle stampe 'Overkill' e 'Bomber'. Esce 'Van Halen II' e l'esordio omonimo dei Saxon. Ozzy Osbourne lascia i Black Sabbath

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