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RECENSIONE/ ALL HOPE IS GONE (SLIPKNOT)

ALL HOPE IS GONE 75%
GRUPPO: SLIPKNOT
TITOLO: All Hope Is Gone
GENERE: Crossover/Numetal
ANNO DI USCITA: 2008




Se agli Slipknot mancava davvero qualcosa per accrescere ulteriormente la loro già numerosa schiera di fans, sicuramente questo ‘All Hope Is Gone’ darà il push definitivo al combo di Iowa per entrare di diritto nell’olimpo del metal. E devo dire che a priori qualche preoccupazione c’era: il rischio di un altro fiasco in stile ‘Iowa’ era pur sempre dietro all’angolo, così come la rapida ascesa al successo degli Stone Sour aveva posto più di un dubbio sul reale interesse di Corey Taylor e Jim Root a realizzare questo nuovo disco con la band mascherata. Però, a prodotto finito, non possiamo che tirare un sospiro di sollievo e preparaci al ritorno della Slipknot-mania. L’inizio del disco è devastante, con una ‘Gematria (The Killing Name)’ veloce e diretta al punto giusto e una ‘Sulfur’ che stilisticamente richiama il disco d’esordio dei nove di Des Moines e che sicuramente diventerà uno dei pezzi di punta del platter. Anche il singolo ‘Psychosocial’ è dannatamente azzeccato, e alla lunga con il suo groove eccellente batte il pur bello ma un po’ scontato ‘Duality’ che aveva aperto il precedente ‘Vol 3’. Non mancano anche le influenze degli Stone Sour, progetto parallelo di Corey Taylor e Jim Root, come ad esempio nel caso di una discreta ‘Dead Memories’ o del lento ‘Snuff’ che, con i suoi suoni molto progressivi, si dimostra fin dai primi ascolti ben scritto e coinvolgente. I capitoli più pesanti come ‘Butcher’s Hook’, ‘ This Cold Black’ e la titletrack ‘All Hope is Gone’ sono delle vere manne piovute direttamente dal cielo, in cui la band dimostra di aver perfettamente assimilato le influenze core del momento e di saperle usare in maniera esemplare per incattivire ancora di più il sound che rimane pur sempre in piena matrice Slipknot. Particolare plauso va a ‘Wherein The Lies Continue’, pezzo che mescola in maniera magistrale melodia e cattiveria, forse la vera gemma del disco. Il lavoro perde qualche colpo solo in un paio di pezzi, ‘Gehenna’ e ‘Vendetta’, che risultano a tratti un po’ contorti e poco brillanti, ma del resto è poca cosa se messa a confronto a tutto quello che c’è di buono in questo ‘All Hope Is Gone’. In conclusione si tratta di un ritorno col botto per i mascherati dell’Iowa che invaderanno prepotentemente la classifiche di vendita di mezzo mondo. Ascoltando il disco in anteprima mi aveva lasciato un’ottima impressione; ora a prodotto uscito il giudizio è confermato: ‘All Hope Is Gone’ è un gran disco, da acquistare anche a scatola chiusa da tutti i fans degli Slipknot e del metal americano.

BULLET FOR MY VALENTINE, NIENTE MALE!



I metallari più agguerriti li snobbano e li deridono, commerciali e mezzi emo; le riviste patinate li incensano come alfieri del metal moderno e degni eredi del grande patrimonio degtli anni '80. La verità per me sta nel mezzo, e i Bullet For My Valentine rappresentano per me un gruppo interessante. Nulla di originalissimo, ce ne sono tante band metalcore simili, però i Bullet hanno un qualcosa in più che mi ispira particolarmente. Soprattutto il loro primo lavoro, The Poison, rappresenta un piccolo gioiellino. Gallesi, giovani e cresciuti a Metallica e Iron Maiden, i Bullet debuttarono nel 2005 con questo album in cui sparano una serie di canzoni emozionanti, velocissime e aggressive, ma al tempo stesso orecchiabili, piacevoli. L'incontro tra il growl feroce e la voce melodica del bravo Matt Tuck, che ad alcuni può sembrare poco serio, in realtà crea un'atmosfera strana, che pompa bene le emozioni in un crescendo ora esaltante, scatenante, ed ora compiacente di tanta melodia. Purtroppo il seguito, Scream Aim Fire, uscito quest'anno, ha portato una svolta più marcata nella melodia, con canzoni sempre meno cattive e sempre più frequentemente su una strada emo, con aura mesta di rassegnazione. Le parti growl spingono le song nei momenti topici, portando l'adrenalina a prevalere sull'emotività. Pur con queste lacune, l'album mi è piaciuto abbastanza. In futuro ci auspichiamo una crescita della band, magari un inasprimento dei suoni, una maturazione che li possa portare a rinverdire i fasti dei thrashers anni '80. Di questi tempi è difficile, anzi il rischio è di incorrere in una sempre maggiore commercializzazione, ma sperare e credere nella band di Tuck non costa nulla!


Matt Tuck, il singer

BULLET FOR MY VALENTINE
Periodo di attività: 2003-in attività. Genere: metalcore. Discografia: 2005 The Poison, 2008 Scream Aim Fire. Line up: Matthew "Matt" Tuck (V), Michael "Padge" Paget (C), Jason "Jay" James (B), Michael "Moose" Thomas (B).

ULTIME USCITE, SAHG E CAVALERA NEL SEGNO DI SABBATH E SEPULTURA


gli Sahg, i nuovi Black Sabbath?

ASCOLTATI!

II (Sahg) 7,5 i Black Sabbath del 2008 INFLIKTED (Cavalera Conspiracy) 8 tutta la ferocia thrash-death stile Sepultura ORCHESTRA OF WOLVES (Gallows) 6 punk nervoso senza troppi fronzoli THE PREMONITION (Firewind) 6,5 power greco pulito e piacevole

METALLO
sempre in attività. Nelle ultimissime uscite spiccano in particolare dischi. "II" è il secondo lavoro degli Sahg, che profuma di heavy di stampo antico. Infatti il lavoro è una grande riproposizione del sound e delle oscure atmosfere dei grandissimi Black Sabbath, uno pseudo "doom" metal non veloce e non pesantissimo, ma certamente emozionante, apprezzabile e melodico. Un viaggio a ritroso nel tempo consigliato agli amanti del classico, ma non solo. VOTO 7,5. Gran bel lavoro è "Inflikted" dei Cavalera Conspiracy: la band di Max Cavalera e Marc Rizzo suona un feroce death-thrash di stampo sepultura, e infatti è proprio la "pace" tra Max e il fratello Igor la sensazione del mese. "Inflikted" è emozionante, ti prende presto nonostante la ruvidezza del sound e dei vocalizzi, non tralascia assoli e melodie. Dalla title track a "Nevertrust", da "The Doom Off All Fires" alle altre, 12 cazzottoni nei denti per chi ha voglia di qualcosa di movimentato. VOTO 8. Meno travolgente ho trovato "Orchestra Of Wolves" dei Gallows, adorati in Inghilterra. E' un punk grezzo e incazzatissimo, ma proprio questo toglie punti al disco per i gusti dei metalheads: poca tecnica, melodia, suoni essenziali e stentati. VOTO 6. I greci Firewind, con "The Premonition", suonano un power classicheggiante e ben fatto. Nulla di nuovo, o di esaltante, un dischetto pulito che per la band sembra segnare una pagina importantissima (a voce del singer Apollo Papathanasio) ma che non penso certo entrerà nei classicissimi. VOTO 6,5

RECENSITO! IN SHADOW LOST FROM THE BRAVE (SAINT DAEMONS)

PER UN POWER METAL PULITO E BEN FATTO, ECCO A VOI I SAINT DAMONS, IN STILE HELLOWEEN. LAVORO BUONO, PERO' NON ASPETTATEVI UN CAPOLAVORO...
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Dal freddo della Svezia sbarcano negli stereo metallari di tutta Europa i Saint Daemons, band promettente già nell'ambiguo moniker. I SD suonano un power metal piacevole ed hanno da poco pubblicato il loro album di debutto, "In Shadows Lost From The Brave", che mi ha ricordato vagamente il sound e le melodie dei migliori Helloween. Dopo un secondo ascolto l'album diventa più piacevole da ascoltare, e anche se i ragazzi nordici non inventano nulla di originale meritano comunque un giudizio positivo. In questo disco spesso le canzoni incalzano e, dopo una parte lenta (o narrata) verso la trequarti del brano, ripartono con assoli e parti musicali che riportano al refrain iniziale. I Saint Daemons (il nome deriva da una leggenda nordica) parlano delle difficoltà di tutti i giorni, peraltro senza troppa originalità; la parte musicale è curata e non troppo pesante, ma a mio giudizio può migliorare nel tempo.

Dopo la breve intro, parte un'epica e orecchiabile "My Judas", orecchiabile e ben cadenzata. Ancor migliore il ritmo di "In Shadow Lost From The Brave", la title track, profonda e coinvolgente. La melodia, le ripartenze, il sound tipico del power classico mi ha ricordato la band di Kiske all'epoca dei primi "Keeper...". Bell'assolo e forte batteria per un pezzo tra i migliori del disco. "My Heart" è un altro pezzo trainante, epica e più lenta ma sempre ben fatta. "The Burden" mi è invece apparsa più forzata nel cantato, all'inizio, anche se nel mezzo si colora di bei riff e di assolo piacevoli. Nel mio accostamento helloweniano, paragonerei "No Mans Land" ad "Halloween": lunga cavalcata, con parte lenta epica nel mezzo prima di una ripartenza caricata da splendidi riff: è coinvolgente ed ha un bel ritmo fantasioso, con influenze varie. In "Ride Forever" mi è piaciuto l'innesco di una seconda voce aggressiva che talvolta interviene, mentre "Black Symphony" è un pezzo con le palle dal tipicissimo sound power. Dopo la solenne sinfonia di "Deamons" arriva l'onesta "The Brave Never Bleeds": non male, ma nulla di trascendentale per chi è un navigato del power più classico. "My Sorrow" è un lento (non troppo toccante) che precede la conclusiva "Run For Your Life", trascinante per i ritmi, gli assolo, la musicalità.
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GIUDIZIO. Il disco suona bene nel complesso, i Saint Daemons sembrano in gamba e, pur non essendo un album troppo aggressivo, rispecchia con fedeltà le sonorità power tradizionali. Volendo, anche rinfrescandole in chiave moderna.
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VOTO 6,5

RECENSITO! AVENGED SEVENFOLD

Avenged Sevenfold è l'ultimo lavoro della band omonima, uscito negli ultimi mesi del 2007 e presentato come un pezzo pregiato dell'editoria musicale nazionale. In realtà è un buon cd, ma niente di così straordinario come ho letto: ha poco di metallico (come del resto sottolinea il singer della band) e parecchio di commerciale. Avevo deciso di ascoltarlo dopo aver letto che questa band riproponeva con gran stile e modernità le (a me tanto care) sonorità metal anni '80, ma in realtà dopo qualche canzone mi sono accorto che proprio non è così. La musica è buona, abbastanza tosta, ma a volte specie nelle parti cantate la band eccede in parti melodiche, commerciali in vago stile emo. Insomma, se cerchi qualcosa di duretto che però non è metal e non spacca troppo, questo disco può andarti bene: è godibile al primo ascolto, vario soprattutto nelle prime 4-5 canzoni.; meno interessante la seconda parte. Un punto a favore della band è la voce di Matthew Shadows, particolare e ruvida ma discretamente poliedrica.

CANZONI. L'album si apre con "Critical Acclaim", che dopo un avvio solenne esplode in potenti riff chitarristici. Song esplosiva e potente, cantata con un curioso botta e risposta tra sussurrato e cantato normale. Buon ritmo, bel ritornello, un pò meno la morbida parte melodica finale. Segue "Almost Easy", un buon crescendo di sensazioni prima aggressive e poi più emozionali. Troppo mielosa la parte melodica. Buona traccia è anche "Scream", coinvolgente e orecchiabile con tanto di finale incazzoso. Introdotta da arrangiamenti orchestrali, "Afterlife" incede misteriosa e poi si apre, diventando molto orecchiabile e ben spendibile radiofonicamente. Solo in una parte centrale si fa più aggressiva, con un potente assolo, prima di tornare a sonorità più... popolari. "Gunslinger" è una ballata carina e mielosa, "Unbound (The Wild Ride)" è un altro pezzo orecchiabile. "Brompton Cocktail" non è velocissima e non attacca al primo ascolto. L'ottava traccia è "Lost", che dà una bella carica e utilizza riff vagamente metalcore. Il cantato tocca picchi di melodicità sempre più spudorati, venendo addirittura modificato da effetti elettronici; segue "A Little Piece of Heaven", una song stranissima... all'inizio sembra di ascoltare i Good Charlotte, ma poi diventa ancora peggio sfociando in sonorità simil-folk molto trash. La definirei bizzarra. Conclude il tutto una sentimentalissima ballata come "Dear God", piacevole.
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CONCLUSIONI. Insomma, cd carinissimo per carità; prosegue sul sentiero aperto da "City Of Evil", obbligato dopo gli inizi metalcore che minavano le corde vocali di Shadows. Però non è propriamente un lavoro di metallo robusto come si potrebbe immaginare leggendo certe recensioni.
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VOTO 6,5