FOLLOW THE BLIND

BLIND GUARDIAN [1989], POWER METAL
Per comprendere appieno Follow The Blind ci si deve necessariamente calare nella realtà del metal europeo di fine anni '80. Mentre nell'Anglia madre terra spadroneggiavano gli act figli della NWOBHM, il continente era investito dall'ondata power speed di matrice teutonica [un termine talmente abusato da essere ormai associato quasi più alla musica che ai sussidiari] della quale gli Helloween restano tutt'ora pietra angolare. Non v'è dubbio che gli esordi dei Blind Guardian seguano un percorso parallelo alla carriera dei connazionali, ma sarebbe sciocco tracciarne gli spazi creativi al di fuori di questo contesto temporale. Non passa poi molta differenza tra degli acerbi ragazzi di Krefeld cresciuti all'ombra di Hansen e soci, e le figliate della Bay Area, o gli eredi più o meno illegittimi di Yngwie Malmsteen; ogni grande epoca musicale ha visto i suoi sommi sacerdoti essere seguiti da una moltitudine di adepti più o meno fedeli, che in alcuni casi hanno saputo portarne il verbo a nuovi apici di devozione. Rispetto al debut Battalions Of Fear, l'album sophomore dei bardi di Krefeld dimostra una maggior compattezza sonora, frutto di una crescita tecnica e creativa valorizzata da una produzione più attenta ed incentrata ad incanalare senza dispersioni l'esuberanza musicale dei Guardian. Il riffing solido di Olbrich e Siepen, il drumming ostinato di Stauch, sono parte di un quadro che si completa con la voce dai tratti vocali oscuri, quasi vendicativi di Hansi Kürsch. Un'ingrediente imprescindibile in pezzi dal forte impatto evocativo come 'Banish From Sanctuary' e 'Damned For All Time', e che caratterizza l'album rispetto all'intera produzione della band, intrisa di letteratura fantasy e atmosfere medievali. Non mancano neppure i riferimenti alla mitologia sassone, un'ode magniloquente al Valhalla e alle sue divinità, tanto amate da Richard Wagner. La traccia omonima, divenuta in seguito una delle colonne portanti dei live dei Guardians, è assieme alle precedenti sintesi di un lavoro che lascia intravedere segnali confortanti di sviluppo, mettendo sul piatto una freschezza invidiabile per l'epoca. I quarantacinque minuti del platter scorrono a velocità sostenuta, con decise accelerazioni ed una furia tale quanto inconsueta se rivista a posteriori; i cambiamenti sono alle porte e l'evoluzione dello stile dei Blind Guardian fa ancor di più di Follow The Blind, volendo giocare con il loro monicker originale, la vera eredità postuma di Lucifero, inteso come un passato dove affondare ben salde le proprie radici. Da metallized.it

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