BLACK CLOUDS AND SILVER LININGS

DREAM THEATER [2010], PROG METAL
I Dream Theater stanno lentamente cambiando, ed il nuovo 'Black Blouds & Silver Linings' è qui per dimostrarlo. L'oscurità concettual-muiscale sembra aver preso il sopravvento su tutto e tutti, lasciandoci un pugno di pezzi dalla natura sostanzialmente indecifrabile, profondamente progressive e orgogliosamente metal, ma al tempo stesso estremamente sfuggente. Il mastermind esce da un periodo difficile, e questo sembra riflettersi nei sei capitoli dell'album, uno più tenebroso dell'altro. La partenza dell'opener 'A Nightmare To Remember', in perfetto stile 'ultimi' Cradle Of Filth, attira la nostra attenzione, rendendoci difficoltosa qualsiasi previsione di sviluppo del pezzo. E' la band al gran completo, in grandioso spolvero, a costruire la song nel corso dei suoi lunghi ma godibilissimi sedici minuti di durata, mattone su mattone, fino al tripudio finale, inquietante nella sua maestosità. La voce di James LaBrie risuona cristallina nelle nostre orecchie, convincendoci una volta per tutte della sua definitiva guarigione dai mali del passato. Arriviamo al singolo dell'album, la amata e odiata 'A Rite Of Passage', che combina le consuete progressioni strumentali della band ad una melodia vocale di facile assimilazione, per un risultato che troverà sia estimatori che detrattori, anche per la sua doppia natura, orecchiabile per i primi cinque minuti e puramente prog metal per i restanti. L'altro singolo, ed il pezzo più corto del lavoro con i suoi cinque minuti abbontanti di durata, è 'Wither', la tipica Dream Theater ballad, sempre commovente e coinvolgente, come solo i Nostri sanno fare. Torniamo qui indietro alle sonorità più popolari del bellissimo 'Octavarium', che tanto aveva diviso critica e fan ma che aveva saputo oggettivamente toccare picchi emozionali notevoli. Con la successiva 'The Shattered Fortress' si conclude il concept trans-album relativo al percorso di riabilitazione di Mike Portnoy dall'alcool, rappresentato negli ultimi cinque album con un pezzo per ciascuno. Attraverso numerosi richiami alle melodie ed ai riff dei capitoli precedenti, 'The Shattered Fortress' intrattiene i fan, contribuendo a creare un forte senso di unione e coesione tra i capitoli, che ci hanno accompagnati pezzo dopo pezzo nel corso degli ultimi sette anni. E poco importa se la maggior parte del materiale qui contenuto rappresenta una semplice riproposizione di ciò che era stato sviluppato nei capitoli precedenti: il pezzo funziona, e questo è l'importante. Petrucci suona la chitarra come mai prima d'ora, il grandioso Jordan Rudess accarezza i tasti con una velocità e grazia da capogiro, Portnoy si mantiene sui suoi soliti livelli stratosferici, Myung accompagna come sempre alla grande. Questa è la band che abbiamo imparato a conoscere [unita sotto questa line-up da ormai dieci anni, e speriamo ancora per molto tempo], capace di supportare nel migliore dei modi le strutture talvolta alienanti dei pezzi, e di evidenziare la performance di LaBrie. Continuando nell'ascolto, troviamo la commovente, a tratti struggente, 'The Best Of Times', un sentito addio di Portnoy al padre recentemente scomparso. Un inizio sussurrato, dove il piano di Rudess disegna melodie da pelle d'oca, che lascia poi spazio ad uno sfogo, dove l'irruenza della performance sembra nascondere la rabbia per una perdita così dolorosa ed ingiusta. Un pezzo valido, che tuttavia perde alcuni colpi nella sua lunga durata. Arriviamo al pezzo più lungo del lotto, 'The Count Of Tuscany', posto in chiusura come accade spesso in questi casi, e completamente abbandonato al lato più psichedelico del progressive. Un ottimo modo per accompagnare l'ascoltatore verso fine dell'album, per prima stordirlo con estreme dosi di prog [uno sguardo al capolavoro' Metropolis Pt. II: Scenes From a Memory'], per poi cullarlo tra le sonorità dilatate della seconda metà del pezzo [forse una voluta citazione ad 'Echoes' dei Pink Floyd]. Ed eccoci alla fine dell'album, profondamente confusi e spaesati, non tanto per la qualità dei pezzi, quanto per la difficoltà nel decifrare quale sia la strada che la band stia per intraprendere. Parliamo di un lavoro che probabilmente verrà meglio compreso dopo la pubblicazione di un eventuale prossimo album. O forse basta qualche mese, e la visione della band potrà diventare intellegibile.

1 commento:

Mad ha detto...

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