FEAR OF THE DARK: I TESTI

Nel 1992 la Vergine di Ferro fa un parziale retrofront, smentendo il ritorno allo street-rock degli esordi -coinciso con No Prayer for The Dying- e confezionando un prodotto controverso come Fear of The Dark, in cui trovano spazio sia brani tradizionalmente epici e maestosi che altri dal profilo molto più basso e rockeggiante, spesso considerabili veri e propri filler. Anche la prova vocale di Dickinson, qui più aspra e meno ridondante di un tempo, generò differenti opinioni in seno ai fans della storica formazione britannica. In ogni caso, il disco rappresenta un passo avanti rispetto al predecessore e contiene una buona manciata di pezzi avvincenti ed emozionanti: dal punto di vista tematico, la band opta ancora per testi di varia natura ma che, rispetto al glorioso passato, privilegiano maggiormente l'attualità e la quotidianità piuttosto che le celebri ispirazioni storico-letterarie. Anche nel caso di Be Quick or be Dead, per esempio, si affontano argomenti inediti per questo moniker, come la corruzione imperante all'interno del music business: l'opener, una delle canzoni più frenetiche ed irruenti scritte dagli Iron Maiden, denuncia il rischio che si corre nel fidarsi di individui meschini e sempre pronti a fregare le band fino all'ultimo centesimo; tuttavia, se si è costretti a lavorare con tali soggetti -chiosa lo stesso Dickinson- é meglio imparare ad essere più scaltri di loro (Tienili d'occhio: o sei veloce o sei morto). Curioso il riferimento alle torri d'avorio, sedi dei discografici, simbolo di potere utilizzato sovente anche dal contemporaneo Chuck Schuldiner (Death), un altro che proprio in quel periodo non le mandava certo a dire ai Signori della musica. From Here To Eternity, un brano rock dal tiro discreto, riprende e conclude la saga della prostituta Charlotte, già protagonista di Charlotte The Harlot e 22 Acacia Avenue, la quale ritorna in sella alla sua motocicletta: i doppi sensi sessuali, tesi ad enfatizzare il triangolo donna-moto-uomo (Si innamorò della sua macchina oleosa, si piegò per pulirgli il pedale d'accensione), rendono il testo affatto impegnativo, completamente debitore di quel rock'n'roll sguaiato e divertente ereditato dagli AC/DC. Riferimenti alla guerra emergono nell'epica e solenne Afraid To Shoot Strangers, un emozionante crescendo piano-forte che sfocia in melodie stupende e fa il verso all'indimenticata Hallowed Be Thy Name: per alcuni, il pezzo tratta della Prima Guerra del Golfo, e vede la band schierarsi a favore del conflitto fra la coalizione ONU e l'Iraq; per altri, è semplicemente un manifesto anti-bellico in senso generale (Provando a giustificare a noi stessi le ragioni per andare: dovremmo vivere e lasciar vivere, dimenticare o perdonare), anche se ovviamnente l'interpretazione migliore é quella espressa dai diretti interessati: Bruce Dickinson ha infatti affermato che il brano parla di un soldato che, impegnato nella Guerra del Golfo, non vorrebbe uccidere nessuno, riconoscendo nell'avversario nient'altro che un ragazzo come lui. Eppure é costretto a uccidere per poter sopravvivere (Il regno del terrore e della corruzione deve finire, e noi sappiamo che in fondo non esiste altro modo: nessuna fiducia, nessuna ragione, niente più da dire): un tema affrontato innumerevoli volte anche nella letteratura nazionale di tanti Paesi, come anche i più frammentari ricordi scolastici di ognuno di noi potrebbero confermare. Fear is The Key, un heavy rock sinistro ed inquietante, dotato di piacevole chorus melodico, si concentra sul problema dell'AIDS ed é, in sostanza, una critica del fatto che l'attenzione di massa non si è mai spostata su questo morbo prima che colpisse personalità eccellenti come Freddie Mercury o Magic Johnson (e non interessa a nessuno finché qualcuno famoso muore): quanto era limitato a persone che vivevano in condizioni estremamente degradanti, oppure riguardava tossicodipendenti e omosessuali, dell'AIDS non fregava nulla a nessuno, mentre a inizio anni 90 la paura di questo nuovo virus era balzata alle stelle. Al tempo stesso la canzone é una triste constatazione del declino definitivo di una cultura, quella sessantottina, che promuoveva il sesso libero: Mi ricordo quando ne abbiamo fatte di ogni genere, ricordo che pensavamo che la passione non avesse un prezzo: nel cuore della notte un incendio di corpi. La sensazione era quella di aver perso la libertà: Ora viviamo in un mondo d'incertezze, la paura è la chiave per il tuo futuro. Discreta e profonda é anche Childhood's End, una melodia cristallina ed epica che esplode in una galoppata conclusiva, tipicamente maideniana; qui si parla di sofferenza e mancanza di cibo, assenza di speranza e possibilità per molte popolazioni nel mondo: delle lacune gravi, stridenti col qualunquismo di quelle genti civilizzate che, invece, tendono a dare per scontato la certezza del benessere. A riguardo Dickinson dichiarò che non c'é più nessun posto al mondo dove gli esseri umani possono restare bambini, rilasciando anche un'altra pesante affermazione: in dieci anni abbiamo fatto sparire del tutto acqua, aria, sole: devi essere fuori di testa per voler dare la vita a dei figli quando guardi come é ridotto al momento il Pianeta. Un concetto attuale ancora oggi, che trova riscontro nelle parole della canzone: le malattie e la fame, la sofferenza e il dolore, l'agonia della guerra: per quanto tutto questo ancora durerà? La prima vera e propria ballad della formazione di Steve Harris, Wasting Love, un pezzo lento e malinconico, piuttosto che d'amore narra di quelle persone sole che iniziano a saltare da un letto all'altro, senza dare o ricevere ciò che stanno cercando; continuano ad inseguire la persona della propria vita e si danno un gran da fare, ma riescono solo a collezionare relazioni a breve termine, con le quali cercare di colmare la mancanza d'affetto di cui sono vittime: Trascorri i tuoi giorni pieno di vuoto, trascorri i tuoi anni pieno di solitudine, sprecando l'amore in una carezza disperata, ombre notturne che si muovono; sogna fratello, finchè puoi, sogna sorella, spero che lo troverai: tutte le nostre vite, coperte rapidamente dalle sabbie del tempo. Si muovono le sabbie e le linee sono nella tua mano, nei tuoi occhi vedo il desiderio, ed il pianto disperato che lacera la notte. Semplice e priva di fronzoli, Chains Of Misery é uno dei molti pezzi semplicemente gradevoli del full length, canzoni orecchiabili ma incapaci di lasciare tracce profonde nella grande discografia degli autori; altrettanto elementare il testo che, secondo Dickinson, parla di quel diavoletto che siede permanentemente sulla nostra spalla e ci induce, a volte, a comportamenti stupidi e inspiegabili che, senza motivo apparente, vanno a rovinare una situazione sentimentale molto positiva: C'é un matto nella coda del tuo occhio, gli piace ficcare il naso nella tua luce, vuole correre sulla strada con noi due. Un mondo di ombre e pioggia, ha visto che cos'è l'amore e vuole ripagarti con i sensi di colpa. Molto modesta e musicalmente priva di nerbo, dal ritmo stantio e rockegiante, é The Apparition: un fantasma sceglie di apparire ad una persona, e a questa fornisce una serie di buoni consigli; indirettamente, diventa un insieme di considerazioni sul mondo da parte di Harris, che denuda qui sentimenti, angosce e preoccupazioni: Non voltare mai le spalle a un amico, perché puoi contare i veri amici sulle dita di una mano. Durante la vita ci saranno quelli che ti inganneranno, ci saranno quelli che ti deluderanno; c'è qualcuno là fuori che sarebbe pronto a morire per te, eh? Non l'avrei detto. Vivi la tua vita con passione, ogni cosa che fai, falla bene. In un mondo di confusione la gente non dice mai quello che pensa, se vuoi una risposta diretta vattela a cercare. Puoi crearti la tua fortuna, ti crei il tuo destino, credo che ne hai il potere se lo vuoi: puoi fare ogni cosa che vuoi se ti impegni un pochino di più; un po' di fede si perde lungo la strada. Siamo qui per qualche ragione? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, sapere cosa succede quando moriamo. Spero che la mia vita non sia un caso aperto e chiuso. Percezione extra sensoriale, vita dopo la Morte, telepatia: può l'anima continuare a vivere e viaggiare attraverso lo spazio ed il tempo? Più accattivante e coinvolgente é Judas Be My Guide, forse uno dei migliori brani "secondari" del platter, ammorbidito da valide melodie strumentali e vocali: esso esamina il lato oscuro di ognuno di noi con un testo ironico sul mondo in rovina, in cui dominano la morte ed il buio interiore. La figura di Giuda é quella che rappresenta ognuno di noi, alfieri di un costume indirizzato al guadagno. cerchiamo di vendere ogni cosa, anche noi stessi, senza che nient'altro importi: Luci spente, viviamo nell'oscurità; nessun dubbio, tutto é in vendita, il mondo intero sta bruciando: preghiamo Dio per un mondo migliore. Dickinson affermò, a riguardo, che quando questa tendenza diventerà abbastanza forte da essere padrone del mondo, saremo fottuti: che la condizione si sia realizzata? Il rock sempliciotto di Weekend Warrior, molto simile a quanto udito nel disco precedente, fotografa il mondo degli hooligans, soffermandosi sulla violenza che circonda il mondo del calcio; un brano contro il tifo violento di quegli estremisti che hanno la partita, l'insulto e lo scontro con i rivali come unico scopo di vita, con una morale assai convinta nelle parole di Bruce Dickinson: quando tornano ai loro lavoretti, ti rendi conto che non sono niente. Non meno pungente il testo del brano: Ribelle ieri, scemo domani. Chi prendi in giro facendo il duro? Cerchi di scappare dal percorso del gregge, ma nessuno ti ascolta e quindi devi tornare indietro. Sei un guerriero del fine settimana quando sei nel branco, ma è finita, guarda come ti sei ridotto! E' tutto una sbruffonata quando sei fuori con gli amici, siete persone differenti quando attraversate i cancelli [...] Dopo tutto è solo una partita, o no? Prima di giungere alla pomposa titletrack, dunque, annotiamo dunque la presenza di un unico brano ad ispirazione cinematografica o letteraria, cosa che rompeva in maniera forte con la tradizione maideniana: The Fugitive. Un riff aggressivo ed efficace introduce la traccia, che alterna passaggi melodici e malinconici a ruggenti inasprimenti musicali: la traccia si rifà all'omonima serie televisiva degli anni sessanta (della quale verrà anche registrato un film nel 1993), nella quale un noto chirurgo viene ingiustamente accusato dell'omicidio della consorte e riesce a fuggire dalla polizia grazie ad un rocambolesco incidente del furgone che lo stava trasportando al fresco; sospinta da un bella sezione solista, inizia la fuga del protagonista (Sono malato e stanco di correre, la fame e il dolore, una fermata per guardarsi intorno poi corro ancora: essere nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, Essere sospettato di un omicidio, questo era il mio crimine. Sono un fuggitivo, cacciato come se fosse un gioco; mi guardo sempre intorno, mi guardo sempre alle spalle, sarò sempre un bersaglio da attaccare. Mi sposterò sempre, sarò sempre in fuga, aspettando di essere sotto il tiro di una pistola carica), inseguito da un federale ma determinato a consegnare alla giustizia il vero omicida: se proverò la mia innocenza un giorno, dovrò prenderli tutti e fargliela pagare; sono un fuggitivo, cacciato come se si trattasse di un gioco, sono un fuggitivo, ma devo essere riabilitato. Il full length é concluso in grandissimo stile dalla titletrack Fear of The Dark, dunque, il pezzo migliore del lotto e forse l'unico degno di collocarsi accanto agli immortali classici del passato: un arpeggio struggente e melodico, le folate esplosive di melodia galoppante, i chorus epici, gli assoli pazzeschi ed i fraseggi avvolgenti, un ritmo trascinante ed emozionante e tutto quant'altro caratterizzava la produzione ottantiana degli Iron Maiden é riscontrabile in questa composizione, ancor'oggi amatissima dai fans e puntualmente riproposta in sede live. E' la storia di un uomo che cammina di notte in un parco e, con l'aumentare del buio, diventa paranoico, perché la sua immaginazione gli fa vedere cose inquietanti. La canzone simboleggia dunque le paure che si configurano nella nostra testa: il terrore della morte (il buio), il chiedersi cosa c'é dopo o, più semplicemente, la paura del buio in senso letterale, quella che ci attanaglia quando abbiamo la sensazione di aver visto o sentito qualcosa di anomalo, di non essere soli: A volte, quando hai paura di guardare nell'angolo della tua stanza, hai avuto la sensazione che qualcosa ti stesse osservando? Sei mai stato solo di notte, convinto che qualcuno ti camminasse alle spalle, e quando ti sei voltato non c'era nessuno? E se cammini più velocemente é difficile voltarsi di nuovo, perché sei sicuro che ci sia davvero qualcuno. Hai guardato film dell'orrore la notte prima, discusso di streghe e folclore; l'ignoto ti sconvolge, forse la tua mente ti sta giocando qualche brutto scherzo, senti qualcosa e di colpo gli occhi vedono delle ombre che danzano dietro di te. Paura del buio, paura del buio, ho costantemente paura che ci sia qualcosa vicino, ho una fobia che lì ci sia sempre qualcuno. Curiosamente, Bruce Dickinson dichiarò che Steve Harris aveva davvero paura del buio. Il singer, dopo un tour estenuante affrontato senza troppo entusiasmo, lascerà clamorosamente la band per dedicarsi alla sua attività solista, aprendo un periodo di polemiche e grandi incertezze.

1 commento:

riz ha detto...

Buona sera blog interessante ,passa da me per scambiarci delle opinioni Riz